Azienda Agricola Possa: quando l’amore per il territorio si trasforma in vino

di Selene Scinicariello
copertina dell'intervista all'azienda agricola possa

Degustare un vino non è berlo: è apprezzarne le caratteristiche, osservarne il colore e sentirne i profumi. Degustare un vino significa ritrovare un territorio in tutta la sua bellezza e in tutta la sua complessità. Questo lo abbiamo imparato negli anni, soprattutto in quelli di blogging, grazie alle varie fiere, manifestazioni ed eventi a cui abbiamo partecipato. Lo abbiamo imparato grazie a tutte quelle persone che hanno saputo raccontarci con passione il proprio lavoro tra i vigneti e quello in cantina. Lo abbiamo imparato grazie a persone come Samuele Heydi Bonani dell’Azienda Agricola Possa di Riomaggiore con cui parleremo di vino, Cinque Terre e passioni in questa intervista.

 

L’Azienda Agricola Possa, l’amore per Riomaggiore e il vino DOC delle Cinque Terre

 

Abbiamo conosciuto Heydi Bonani in occasione di un’interessante (e buonissima) cena con il produttore organizzata dal ristorante Santamonica di Genova.

Il proprietario dell’Azienda Agricola Possa presentava i suoi vini in abbinamento con gli ottimi piatti dello chef Domenico Volta e lo faceva insieme al piccolo Jacopo, suo figlio e suo aiutante. Già, perché Jacopo, ancora bambino è appassionato di vigneti e vini tanto quanto il padre!

Non stiamo scherzando: Jacopo va in vigna, partecipa alla raccolta delle uve, le trasporta in cantina, le pigia con i piedi e segue tutto il processo di produzione fino all’affinamento in bottiglia!

L’entusiasmo di Jacopo, la sua voglia di parlare, di raccontare i vini e il territorio in cui vengono prodotti, ci ha emozionati: Heydi è riuscito non solo a recuperare un terreno che stava precipitando inesorabilmente verso il mare e a trasformarlo in stupefacenti vigneti di uve autoctone, ma è stato capace di raccontare a suo figlio il suo sogno e la sua passione coinvolgendolo, motivandolo e stimolandolo.

Heydi e Jacopo sono una bellissima squadra e insieme sono stati capaci di raccontarci le Cinque Terre e il territorio di Riomaggiore attraverso il loro vino.

Avrai capito, allora, perché abbiamo deciso di intervistare il proprietario dell’Azienda Possa per la nostro rubrica “Lavorare con passione“, no?

 

1. Da quanto tempo fai questo lavoro e cosa ti ha spinto fin qui?

 

In realtà lavoro la terra da circa 25 anni. Ho passato tanti anni ad imparare il lavoro in vigna dall’ultima generazione di vecchi contadini che mi hanno insegnato tutto, anche l’arte del muretto a secco. Ho iniziato a pulire prima qualche terrazza di famiglia per poi allargarmi ai terreni vicino.

Inizialmente era un gioco, un passatempo che mi piaceva e mi rilassava, poi nel 2004 conosco un produttore di Barolo che voleva aprire una cantina a Riomaggiore insieme ad un amico e mi propone di acquistare 2 botti ed iniziare a vinificare da loro.

Per me si apriva un mondo nuovo e mai immaginato, ma spinto dalla mia curiosità mi sono buttato.

 

heydi bonanini dell'azienda possa di riomaggiore

 

I primi 3 anni sono stati di studio (pratico). Appena avevo tempo scappavo delle Langhe dove non solo imparavo a fare vino ma studiavo un mondo più grande che mi allargava la mente. Da lì è partita la grande scommessa: provare a fare sì che un produttore di vino potesse vivere del proprio lavoro. Dovete sapere, infatti, che qui alle Cinque Terre a parte le due più grosse realtà, nessuno vive di questo, ma le cantine sono di persone che hanno tutte un secondo lavoro. In più c’era da riportare in alto il nome ed il prestigio dello Sciacchetrà.

Ho abbassato la testa, ho sperimentato, ho aperto prima una ed ora due cantine per le mie prove e dal 2016 ho coronato il mio sogno di diventare contadino al 100%.

 

2 . Quanta passione, tempo e impegno sono necessari per fare quello che fai?

 

Diciamo che non si può lasciare nulla al caso, tutto deve essere lavorato e perfezionato in continuazione: si parte dalla vigna dove il vigneto va curato, pulito, trattato, vanno ricostruiti i muretti per mantenere in piedi il territorio, fare sinergia tra piante, creare una piccola oasi incontaminata, un posto che guardi fiero quando entri in vigna la mattina e lo guardi ancora più felice quando la sera vai a casa.

Poi si passa in cantina dove ogni passaggio va studiato e capito, dove la pulizia deve farla da padrona sempre, dove la voglia di sperimentare non deve mai spegnersi.

Sembra pesante e in realtà lo è, ma quando fai il lavoro che ti piace tutta la fatica sparisce e non è un lavoro ma è un piacere

 

3. Lo studio è importante in questo lavoro? E l’esperienza?

 

Lo studio è fondamentale, premetto che non sono né enologo, né agronomo, ma ho impegnato ogni singolo minuto libero a confrontarmi con produttori e contadini di più generazioni per farmi un bagaglio culturale che unisse le tradizioni ai modelli e prodotti nuovi. Il mio è un percorso in continua evoluzione che mi sta portando alla biodinamica pura dove alla sinergia tra piante e animali si unisce anche quella della luna delle stelle, quindi è chiaro che l’esperienza è fondamentale.

 

4. Abbiamo partecipato alla cena presso il Ristorante Santamonica durante la quale sono stati presentati i tuoi vini in abbinamento ai piatti dello chef Domenico Volta e abbiamo notato che il tuo più grande collaboratore e sostenitore è Jacopo, tuo figlio che, nonostante sia ancora un bambino, sembra davvero appassionato ed entusiasta. Quanto è importante per te averlo accanto durante eventi del genere, ma soprattutto in vigna?

 

Beh io dico sempre che se un adulto riesce a vedere la realtà tramite gli occhi di un bambino non può smettere di sognare e di conseguenza non può fermarsi. Jacopo mi ha dato questo: doveva ancora nascere e aveva già la sua tutina da apicoltore, a 4 / 5 anni è venuto con me a recuperare uno sciame, ha visto la regina, ha accarezzato le api, ha assaggiato il miele dal favo. Oggi ho messo un’arnia da osservazione dove in tutta sicurezza lui e altri bambini possono andare a vedere le api da un vetro.

Nel 2015, dopo aver sentito da un anziano del paese che anticamente lo Sciacchetrà veniva schiacciato dai bambini, è diventato il pigiatore ufficiale e non solo, da due anni facciamo fare la stessa esperienza a un gruppo di bambini tramite un corso che abbiamo organizzato con alcune mamme per portare i bimbi a contatto con la natura e le cose sono in continua evoluzione.

 

jacopo pigia l'uva all'azienda possa di riomaggiore

Jacopo pigia l’uva.

 

Voglio insegnare a mio figlio la biodiversità su tutto: abbiamo 20 galline con uova di 5 colori differenti, peperoncini di forme e colori diversi, fragole stranissime (proprio oggi raccontava in classe che stava aspettando le fragole nere e nessun bambino gli credeva, neanche i maestri, ma noi le abbiamo rosse gialle bianche e nere), frutta antica introvabile così come le uve di cui abbiamo 19 varietà autoctone delle Cinque Terre ed altre varietà introvabili ed antiche di altre parti della penisola.

 

5. Jacopo si è avvicinato al tuo lavoro da solo o in qualche modo ne è stato attirato dai tuoi racconti?

 

Dalla curiosità dei miei racconti e dalla voglia di vederli dal vivo, è chiaro che tutto deve essere messo sotto forma di gioco, ma così dai a un bimbo delle conoscenze ed esperienze uniche che poi saranno il seme in futuro per andare avanti.

La vendemmia con la barca dove gli facciamo fare il capitano, la pigiatura dello Sciacchetrà dove lo facciamo passare come essenziale, la scelta del colore dell’uovo da mangiare le sera, ecc…. 

 

6. Oggi tuo figlio ha la possibilità di capire come si svolge davvero il lavoro nei campi, tra i vigneti e poi in cantina: mette le “mani in pasta”, pigia l’uva con i piedi, ti accompagna durante la vendemmia… Quanto è importante per le nuove generazioni ritrovare il contatto con la terra e la natura? Sappiamo che organizzate percorsi didattici per bambini, hai voglia di raccontarci qualcosa in più?

 

Direi che è fondamentale, da sempre mi sono impegnato per tramandare il mio sapere non solo ai bambini, spesso insegno a corsi per determinate categorie (giovani appena usciti da scuola, giovani che hanno avuto problemi con la legge, persone adulte che hanno perso il lavoro ed extracomunitari) e tutte le volte che trovo persone valide le segnalo a colleghi ed amici perché vorrei che continuassero in questo ambito.

Con i bimbi è stato diverso. Tre anni fa cinque ragazze di Riomaggiore hanno riportato in vita un’antica tradizione locale, la Sagra dell’uva. Anticamente questa sagra veniva fatta pre-vendemmia per vendere le rimanenze e fare spazio per la nuova vendemmia, ma dal ’90, non essendoci più cantine, era stata abrogata. La nuova versione è una festa per il paese e per i bimbi che ruota attorno la vendemmia. Finita la festa, trovandomi a parlare con queste ragazze, mi è stato spiegato come avrebbero voluto fare qualcosa in più e allora in quel momento ho pensato al progetto “Fanti enta betiga e fanti enti cian.

Il corso parte dall’ultimo giorno di sgranatura dello Sciacchetrà dove i bimbi vengono in cantina a sgranare l’uva e pestarla con i piedi. Poi tornano dopo un mese a torchiarla e, dopodichè, il corso si sposta in vigna dove, dopo aver recintato un terreno, assegno a ogni bimbo tre piante con un cartellino con il proprio nome. Da quel momento il bimbo diventa responsabile non solo delle tre piante, ma anche del terreno circostante.

I bimbi devono fare tutte le fasi della vigna: potatura, pulizia, legatura, schiccolatura e sfogliatura. Addirittura i bimbi danno i prodotti con il sacco di juta legato ad una canna come era tradizione una volta.

Questo corso rappresenta un momento di aggregazione e di amicizia che finisce poi con la vendemmia e la pigiatura delle uve fresche con i piedi. Pensate che da queste poche uve abbiamo ricavato 66 bottiglie di vino chiamato Vino dei fanti.

Questo corso ha visto impegnati il primo anno 13 bambini, il secondo 22 a prova dell’interessa creato. 

 

heydi insegna a jacopo in vigna

 

7. Quando Jacopo sarà cresciuto, se vorrà seguire le tue orme e dedicarsi alla produzione del vino, ne sarai felice? Consiglieresti ai giovani di intraprendere questo mestiere?

 

Questa è una domanda difficile, è chiaro che se Jacopo decidesse di succedermi un domani sarebbe per me motivo di vanto:  per anni ho spinto giovani, li ho aiutati e ancora oggi aiuto persone che si vogliono buttare in questo settore, ma in questi ultimi anni la burocrazia ci sta martoriando e talvolta sta diventando difficile riuscire a stare dietro a tutto. Diciamo che le regole sono un po’ a favore delle grandi realtà dotate di uffici appositi allo svolgimento delle pratiche burocratiche. Ancora oggi, però, continuo a pensare che sia il lavoro più bello e appagante (magari non a livello economico, ma morale sicuramente).

 

 

8. Com’è il mercato del vino oggi in Liguria? Credi che sia dato il giusto valore a questa produzione limitata, ma unica nel suo genere o credi che il lavoro da fare per raccontare i vini di questo territorio sia ancora lungo?

 

La Liguria per anni ha un po’ snobbato i suoi produttori a favore di nomi più blasonati, ma negli ultimi 10 anni, vuoi l’impegno sempre più frequente della ristorazione, vuoi una maggior conoscenza da parte del consumatore finale, il consumo di vino ligure all’interno della Regione sta progressivamente aumentando.

Personalmente penso che non ci sia posto come la Liguria per raccontare un vino ligure: solo qui, visto l’esiguo numero di produttori, si crea un vero e proprio rapporto di amicizia con il ristoratore che talvolta è stato più volte a vedere la realtà del produttore. Questo crea una maggior enfasi nel racconto al cliente.

Il massimo sarebbe se un domani riuscissimo a vendere tutto il vino ligure in Liguria e ciò non è così impensabile, dati alla mano.

 

9. E a livello turistico, secondo te, il connubio vino – territorio è sfruttato abbastanza? Noi ci spostiamo spesso in regioni limitrofe (Piemonte e Toscana ad esempio) per partecipare a eventi e manifestazioni legate al vino o semplicemente per seguire un percorso (anche fai da te) che preveda qualche sosta in cantina. In Liguria raccogliere informazioni su un turismo legato al vino non è sempre facilissimo. Forse si potrebbe fare qualcosa di più. Tu cosa ne pensi?

 

Questo connubio purtroppo è ancora agli inizi: andiamo a km di distanza per apprezzare un piatto o un vino e non riusciamo in tanti casi a creare quella curiosità nel turista che invece porterebbe secondo me un più alto gradimento di tutta la vacanza.

Anche qui negli ultimi anni si sta muovendo sempre più qualcosa, ma penso che dovrebbe essere la politica a promuovere azioni mirate a questo.

Qui alle Cinque Terre, da circa 5 anni il Parco organizza dei corsi che avvicinano il mondo del vino al mondo della ristorazione, a quello delle guide turistiche e a quello dei titolari di aziende ricettive: devo dire la verità che anno per anno aumenta la richiesta di visite e degustazioni in azienda. Potrebbe essere un esempio replicabile!

 

 

10. Nei tuoi vini abbiamo ritrovato sapori e profumi delle Cinque Terre. Quanto del territorio c’è all’interno della tua produzione?

 

Quando ho iniziato a fare vino la  richiesta al mio maestro è stata solo una (da ignorante quale ero e sono): che il mio vino sapesse di territorio. Mi rispose che per sapere di territorio non avrei dovuto usare lieviti, ma prendere una strada molto più difficile e tortuosa: non ci ho pensato due volte e ho preso quella.

I lieviti sulle bucce si nutrono di ciò che hanno attorno, per questo in vigna metto ovunque agrumi, aromatiche, arbusti mediterranei e soprattutto usando solo prodotti naturali non devo lavare l’uva, in questo modo porto nel vino anche una buona dose di sale che per me è il caratterizzante dei vini delle Cinque Terre.

Chi beve un mio vino deve sentire i profumi che senti se cammini al mattino presto sui nostri sentieri e se questo accade sono soddisfatto.

 

sciacchetrà dell'azienda agricola possa

 

11. Abbiamo assaggiato i tuoi vini e siamo rimasti entusiasti a ogni assaggio. Tra quelli che più ci hanno stupito c’è stato U Neigru, il rosso, davvero sorprendente. C’è un vino che ami particolarmente tra i tuoi? Uno a cui magari sei più affezionato?

 

Sicuramente lo Sciacchetrà il vino simbolo delle Cinque Terre, un vino che si è rischiato di perdere e di cui si stava perdendo la tradizione sul metodo di vinificazione. Fin dal primo momento ho voluto riprendere il metodo tradizionale che prevede la sgranatura manuale acino per acino e la pigiatura con i piedi. Ancora oggi la sgranatura rappresenta per noi un momento conviviale e di aggregazione: vengono persone ad aiutarci che per 50 anni hanno fatto questo e sanno bene cosa deve entrare nel prodotto e cosa va scartato. Inoltre mentre si lavora, si parla, si racconta e si prendono spunti per nuovi prodotti.

Fin dall’inizio mi ero prefissato di portare lo Sciacchetrà ad altissimi livelli e quest’anno quando al Vinitaly è stato premiato quale passito migliore d’Italia mi sono sentito per la prima volta fiero: mi è sembrato per un attimo di aver saldato un debito morale con tutti quegli anziani che hanno perso tanto tempo per insegnarmi e che hanno visto in me la loro naturale combinazione, un gruppo di uomini di una semplicità unica maestri di vita prima che di campo  

 

heydi e jacopo dell'azienda agricola possa premiati a vinitali

L’Azienda Possa premiata a Vinitaly.

 

12. Infine, prima di salutarti, vogliamo toglierci una curiosità e magari regalare ai lettori di Viaggi che mangi un piccolo spunto: c’è stato un abbinamento piatto / vino che hai particolarmente apprezzato durante un viaggio o semplicemente una cena fuori? Uno di quelli che poi hai voluto (o avresti voluto) replicare a casa?

 

Normalmente passo molto tempo a provare i miei vini con diversi abbinamenti anche se in genere con prodotti semplici seppur tradizionali da consigliare alle persone: acciughe salate, focaccia, pandolce genovese, torta di noci, cose così insomma.

Nei ristoranti mi piace sempre affidarmi ai cuochi: prendi l’altra sera da Monica, ogni vino ha avuto un perfetto abbinamento, difficile da replicare a casa!

 

Grazie di cuore per il tempo che hai voluto dedicarci!

 

Grazie a voi di tutto.

 

Speriamo che questa intervista ti sia piaciuta, che ti abbia fatto venir voglia di scoprire gli ottimi vini della Liguria e che ti abbia invogliato ad andare a trovare Heydi e Jacopo a Riomaggiore!

Per rimanere sempre aggiornati sul loro lavoro e sui loro eventi, ti consigliamo di seguirli sui social dell’Azienda Agricola Possa.

 

Azienda Agricola Possa

Via S. Antonio, 72, 19017 Riomaggiore

Cell.: 348 3162470

Email: info@possa.it

Facebook: @AziendaAgricolaPossa

Instagram: @possa_di_bonanini_heydi

 

Se vuoi conoscere altri progetti e belle storie come questa, dai un’occhiata alla sezione dedicata alla rubrica “Lavorare per passione“: le esperienze che abbiamo deciso di raccontarti sono tante e tutte diverse e stimolanti!

 

Le foto presenti in questo articolo ci sono state fornite da Samuele Heydi Bonanini.

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