Viaggio enogastronomico autunnale in Italia: le mete da scegliere

di Selene Scinicariello
zuppa di zucca, copertina del post dedicato alle mete per un viaggio enogastronomico autunnale in italia

Grazie ai consigli di tanti amici (blogger e non solo) partiamo alla scoperta di un vero e proprio viaggio enogastronomico autunnale tra le regioni di Italia per conoscere le migliori mete per una fuga golosa!

 

1 – Abruzzo: i boschi e la zucca con fagioli

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

zucca

Zucca.

 

Autunno è sinonimo di foliage e allora perché non scegliere l’Abruzzo per immergersi trai i colori dei suoi boschi?

C’è il Bosco di Sant’Antonio, nel territorio di Pescocostanzo, c’è il Bosco di Lama Bianca, a pochi chilometri da Sant’Eufemia a Majella e c’è il Parco Nazionale d’Abruzzo dove si trova Forca d’Acero, il valico d’accesso all’Abruzzo dal Lazio: le esperienza da fare sono tantissime e le sfumature di rosso, marrone e arancione pressoché infinite.

Dopo una bella passeggiata in mezzo alla natura non c’è nulla di meglio che ristorarsi con qualcosa di sostanzioso: la zucca con fagioli all’abruzzese è sicuramente la scelta perfetta!

Questo piatto della tradizione dalle origini contadine è nutriente tanto quanto salutare ed è in tutto e per tutto un vero e proprio simbolo dell’autunno.

 

2 – Basilicata: l’Appenino Lucano e i peperoni cruschi

Meta gastronomica consigliata da Giusy Manzella.

 

pasta con peperone crusco © Giusy Manzella

Pasta con peperone crusco.
© Giusy Manzella.

 

Se avete voglia di una pausa rilassante fra i boschi dell’Appenino lucano e di ristorarvi davanti al calore di un camino non vi resta che fermarvi presso Chin Up! Al nido del falco. Ad accogliervi ci saranno Paola e Tonino che saranno felici di sorprendervi con le loro creazioni culinarie.

Situato nella rinomata località montana Sellata, nel comune di Abriola, nella provincia di Potenza, ChinUp! Al nido del falco è una struttura ricettiva che vi permetterà di ristorarvi e di pernottare in baite con uno scenario davvero suggestivo. Potrete passeggiare nei boschi di faggio a più di 1200m, godervi una cioccolata calda vista lago, ammirare cavalli, pecore e mucche al pascolo o fare delle escursioni.

Qualunque sia la vostra idea di relax non perdetevi il primo piatto proposto dalla cucina: Manate con crema di caciocavallo podolico, baccalà, con cuore di peperoni cruschi bio IGP di Senise e polvere d’ paparul’ psat’ (raccolti e fatti essiccare durante i mesi estivi). Un modo per assaporare la lucania in un sol boccone!

Se dici crusco, dici Basilicata! infatti, è sicuramente uno dei prodotti più conosciuti di questa regione. La semina del peperone di Senise comincia a primavera ed il raccolto avviene nella prima decade di agosto. Per conferire loro la consistenza “crusca”, i peperoni, dopo essere stoccati vengono raccolti nelle serte, ovvero delle trecce lunghe un paio di metri, per essere essiccate o con un metodo artigianale (aria e sole) o in forno. Successivamente le serte essiccate vengono conservate in barattoli di vetro, di carta o appese in cucina.

Ecco perché il peperone crusco è l’ingrediente che apre la stagione autunnale, ma sarà sulle nostre tavole fino alla prossima essiccazione!

 

3 – Calabria: il Parco della Sila e la tiella silana

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

parco della sila, meta perfetta per un viaggio enogastronomico autunnale in italia.

Parco della Sila.

 

In Calabria non c’è meta migliore in autunno che il Parco Nazionale della Sila: è una vera e propria esplosione di colori!

Godetevi lo spettacolo dall’auto percorrendo le sue strade tortuose oppure dedicatevi a una passeggiata o un’escursione in mountain bike: l’importante è prendersi tutto il tempo necessario per immergersi nella natura e lasciar vagare lo sguardo sulle infinite distese di castagni, pioppi, faggi e aceri.

Il periodo è quello giusto anche per andare alla scoperta dei borghi più belli della zona e per fermarsi in un buon ristorante tipico per assaggiare la tiella alla silana, un piatto saporito che profuma di autunno: carne, patate e funghi insieme a spezie ed erbette aromatiche vengono fatti cuocere a lungo in un tegame che ti farà riscoprire sapori antichi e tradizionali.

 

4 – Campania: Napoli e le castagne “allesse”

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

cosa fare a napoli gratis: vedere il castello angioino. Sergio Parrella, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons

Castello Angioino di Napoli.
Sergio Parrella, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

 

Un weekend d’autunno è il momento giusto per tornare a Napoli, passeggiare per i vicoli, entrare nelle sue maestose chiese e visitare uno dei numerosi musei cittadini.

Mentre si cammina per la città incontrerete facilmente i castagnari, venditori ambulanti di castagne: oltre alle celebri e diffuse caldarroste, è possibile che vendano anche le castagne allesse, ossia le castagne bollite senza buccia e accompagnate da una foglia di alloro e un pizzico di sale.

Si tratta di una tipica ricetta napoletana della tradizione più povera che un tempo si preparava a colazione: se trovate queste castagne lessate, non perdete l’occasione di assaggiarle!

Ah, non dimenticate di leggere la guida su cosa fare a Napoli gratis per visitare la città in maniera economica!

 

5 – Emilia Romagna: Bologna e la cotoletta alla petroniana

Meta gastronomica consigliata da Liberamentetraveller.

 

bologna © Liberamentetraveller

Bologna. © Liberamentetraveller.

 

Il periodo migliore per visitare Bologna è proprio la stagione autunnale ed i motivi sono essenzialmente tre.

In primo luogo perché il 4 Ottobre si celebra San Petronio, il Santo Patrono della città, al quale è dedicata la celebre Basilica situata nell’iconica Piazza Maggiore.

In secondo luogo, perché le fresche serate autunnali sono perfette per concedersi una passeggiata sotto il celeberrimo porticato cittadino, di recente proclamato Patrimonio UNESCO.

Con i suoi 3796 metri è il portico coperto più lungo del mondo.

Non perdetevi l’occasione di attraversarlo, magari al tramonto, quando i raggi del sole ne illuminano le colonne, facendole sembrare quasi vive, animate.

Ma si sa, camminare mette fame e così, tra uno scatto e l’altro, non potrete non notare le numerose trattorie di cucina tipica bolognese.

Ed è proprio questa la terza motivazione per la quale la stagione autunnale è perfetta per visitare il capoluogo emiliano – romagnolo: assaporare la cucina locale.

Tortellini in brodo, lasagne e tagliatelle sono i primi piatti che caratterizzano i sapori di Bologna.

Ma lo sapete che c’è un secondo piatto tra le pietanze preferite dai bolognesi?

Mi riferisco ad uno dei “must” della stagione autunnale: la cotoletta alla Petroniana.

Si tratta di una pietanza ricca e molto gustosa.

Non solo la ricetta è stata depositata alla Camera di Commercio di Bologna ma ogni anno, l’associazione “Amici della Petroniana” decreta le 3 migliori cotolette alla Petroniana, tra quelle proposte dai ristoratori di Bologna e provincia.

Ma veniamo alla ricetta. Alla base del piatto c’è una fettina di vitello che viene battuta e poi impanata. Quindi viene fritta nello strutto e a quel punto è pronta per l’aggiunta dei due ingredienti principali: una fetta di prosciutto crudo e abbondante Parmigiano Reggiano fuso con aggiunta di latte.

Vi sfido: sareste in grado di finirla tutta?

 

6 – Friuli – Venezia Giulia: la Carnia e i babe in gridala

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

funghi

Funghi freschi.

 

Tra le Alpi Carniche e le Dolomiti Friulane si trova uno dei posti migliori dove ammirare il foliage in Friuli: la Carnia.

Siamo a pochi passi dall’Austria e la natura è ancora selvaggia e incontaminata.

Potrete addentrarvi nei boschi seguendo i numerosi sentieri escursionistici oppure dedicarvi alla visita dei piccoli borghi medievali della zona.

Arta Terme, Voltois, Sauris e Sutrio sono alcuni dei luoghi da non perdere.

Per pranzo non scordatevi di sedervi in una trattoria del posto per ordinare come contorno i babe in gridale, dei semplici funghi alla griglia solitamente accompagnati da una buona fetta di polenta.

 

7 – Lazio: Frascati e il vino dei Castelli Romani

Meta gastronomica consigliata da All Roads Lead From Home.

 

castelli romani © All Roads Lead From Home.

Castelli romani. © All Roads Lead From Home.

 

Con l’arrivo dell’autunno e il cambiare del paesaggio, i colori della campagna si fanno più accesi mentre i filari nelle vigne cominciano a svuotarsi: è arrivato il tempo della vendemmia. Dalle mie parti, la parola vino è indissolubilmente legata a un’area nello specifico: quella dei Castelli Romani.

Ci troviamo a poco più di una mezz’oretta di auto dal centro di Roma, in direzione sud-est. Questa zona, che l’estate vede orde di romani riversarsi tra le pittoresche stradine di questo gruppo di paesi adagiati sui Colli Albani (per la bellezza dei luoghi, ma anche per rincorrere una frescura latitante al centro della città), si anima in autunno con le attività legate proprio alla raccolta delle uve. Il microclima locale, dovuto a una combinazione tra le proprietà tipiche del terreno (che la forma circolare dei due laghi di Albano e Nemi tradisce subito come vulcanico, quindi ricco di minerali) e la maggiore elevazione rispetto alla Capitale, che permette a questi luoghi di essere accarezzati da una piacevole brezza proveniente dalla costa, rendono i Castelli Romani luogo di elezione per la produzione vinicola laziale.

Tra i vitigni autoctoni più sfruttati c’è senz’altro la Malvasia puntinata, alla base del pluripremiato Frascati DOC. La “mineralità” e la sapidità di questo vino bianco, che prende il nome da uno dei principali paesi della zona, sono riconoscibili al primo sorso, rendendolo il perfetto accoppiamento per piatti a base di fritti… non a caso tipici antipasti di queste zone! Un buon bicchiere di Frascati è infatti perfetto con il pesce, come gran parte dei bianchi, ma soprattutto con piatti di cui smorza l’oleosità come i deliziosi fiori di zucchina fritti (a differenza di altre regioni dove so che si usa la ricotta, nel Lazio la farcitura è a base di mozzarella e alici, impastellando poi il tutto e friggendoli in abbondante olio), nonché i primi della tradizione a base di guanciale (Carbonara, Gricia ecc.).

L’arrivo dell’autunno è quindi per me un invito ideale per visitare gli splendidi borghi di quest’area, con i loro scorci caratteristici e gli antichi palazzi nobiliari (tra cui la Residenza estiva papale di Castel Gandolfo, oggi aperta al pubblico insieme ai suoi immensi giardini), girando da un paese all’altro per godere anche della vista di campagne sterminate punteggiate da casali e tenute vinicole dove provare la ricca tradizione enogastronomica locale… e sorprendersi con qualche chicca inaspettata! Molte di queste proprietà possono infatti vantare non solo cantine stipate di botti piene di ottimi vini bianchi e rossi, ma perfino resti di epoca romana come sezioni di antiche strade consolari, parti di acquedotti sotterranei e oggetti come anfore e presse in pietra che dimostrano come questa zona fosse dedicata alla produzione vinicola già secoli fa.

Decisamente più di un’ottima ragione per lasciare la Capitale almeno per un giorno!

 

8 – Liguria: il Lago del Brugneto e i piatti con le castagne

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

lago del brugneto

Lago del Brugneto.

 

Con l’autunno è arrivato il tempo delle castagne e allora correte nei boschi per farne incetta!

Uno dei posti più suggestivi dove andare è il Lago del Brugneto, non lontano dal piccolo e caratteristico borgo di Torriglia. Si tratta di uno dei più bei laghi della Liguria e intorno alle sue sponde si aprono grandi castagneti dove passeggiare mentre si raccolgono i gustosi frutti.

Ma una volta che li avrete raccolti, cosa ne farete? Le ricette liguri con le castagne sono tantissime: ovviamente c’è il classico castagnaccio, un dolce con farina di castagne, pinoli e uvetta, ma potrete usare le castagne anche per preparare un gustoso minestrone, un buon budino, un arrosto di vitello o le buonissime trofie da condire poi con il pesto. A voi la scelta!

 

9 – Lombardia: l’Oltrepò Pavese e il risotto alla zucca

Meta gastronomica consigliata da Sapori in Viaggio.

 

risotto alla zucca © sapori in viaggio

Risotto alla zucca.
© Sapori in viaggio.

 

Trascorrere una giornata d’autunno in Oltrepò Pavese significa immergersi in una tradizione culinaria che riesce a dare il meglio di sé in questo periodo. In più, il paesaggio coltivato a vigneti che si trasforma, fa da sfondo perfetto.

Il consiglio è quello di godersi un piatto di risotto alla zucca con vista.

La zucca berrettina di Lungavilla, conosciuta in dialetto locale come capè da previ, ricorda proprio con la sua caratteristica forma il cappello di un prete. L’autunno è la stagione ideale per gustare questo prodotto che, un tempo, era considerato povero e adatto a sfamare le numerose famiglie di contadini della zona. Oggi è diventato la portata principale anche dei ristoranti più rinomati dell’Oltrepò Pavese.

Terra di zucca, ma anche di riso, grazie alla vicina Lomellina che fornisce prodotti del calibro del tradizionale Carnaroli. Quello con la zucca è un matrimonio che resiste negli anni, anche se talvolta si applica qualche modifica. Non è raro vedere questo piatto accostato alla pasta di salame o al saporito gorgonzola.

Facendo qualche passo più in là e passando per il borgo medievale di Montesegale, sembrerà di fare un salto nel passato. Il tempo sembra essersi fermato in questo luogo dove il castello domina l’altura circondata da campi e vigneti che con l’autunno si tingono di nuovi colori. Un altro castello si contrappone a quello di Montesegale ed è quello di Oramala.

Tra la valle Staffora e la val di Nizza, è un pezzo di storia molto importante per il territorio pavese. Dopo aver visto passare pellegrini per secoli, oggi è la sede di un’associazione culturale ed è circondato da un parco letterario dedicato a Dante, che pare venne ospitato nel castello durante il suo periodo da esule.

 

10 – Marche: Ascoli Piceno, olive fritte e ciauscolo

Meta gastronomica consigliata da Rest & Recuperation.

 

ascoli piceno, ottima meta per un viaggio enogastronomico in autunno in italia. © Rest & Recuperation.

Ascoli Piceno. © Rest & Recuperation.

 

Le Marche sono una regione relativamente poco conosciuta dai grandi flussi turistici italiani che spesso si dirigono sulla costa tirrenica oppure rimangono più a nord o a sud su quella adriatica.

Questa esclusione rende le Marche una di quelle regioni dove puoi ancora trovare esperienze tradizionali senza che siano state snaturate dalle grandi masse di turisti. Questa regione del centro Italia ha moltissimo da offrire: qui potete trovare città d’arte come Urbino, Ancona, Macerata o Ascoli Piceno, in pochi chilometri potete passare dai duemila metri degli Appennini alle bianche spiagge del Conero e se siete amanti del buon cibo, avrete un’esperienza enogastronomica da far invidia a molte regioni più blasonate.

Se passate nelle Marche in autunno, vi consiglio di dirigerti verso la parte più meridionale e visitare Ascoli Piceno. Città con una storia millenaria, si trova adagiata sulla antica via romana della Salaria che collegava la capitale dell’Impero con il mar Adriatico. Oggi si tratta soprattutto di una città medievale, tutta costruita in travertino, una roccia granitica locale. Tra le molte chiese romaniche e i palazzi signorili che segnano le strette vie della città, sbucherete in alcune tra le più belle piazze d’Italia. In particolare, la centralissima Piazza del Popolo vi lascerà a bocca aperta!

Ascoli è anche un ottimo posto dove gustare alcune tra le migliori specialità marchigiane. Un classico per ogni stagione sono le olive fritte, originarie della città e ovviamente più buone che in ogni altro luogo. Un’altra specialità che dovreste provare è il ciauscolo. Si tratta di un salame morbido e spalmabile che viene fatto dopo la “salata del maiale”, normalmente tra autunno e inverno. Alcune parti nobili dell’animale come pancetta, spalla, rifilature del prosciutto e lonza vengono macinate finemente e lasciate stagionare nel budello naturale per un paio di settimane. A questo punto, il ciauscolo è già pronto per essere mangiato.

Vi consiglio quindi di comprare una valigia leggera e capiente, avrete bisogno di spazio per riempire il vostro bagaglio di ciauscolo, olive e ogni altra deliziosa specialità marchigiana!

 

11 – Molise: i borghi della provincia di Isernia e l’insalata Centofoglie

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

Basilica dell'addolorata. Asia, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Basilica dell’Addolorata.
Asia, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

 

In autunno perché non organizzare un bel giro per borghi?

Questa è l’occasione giusta per scoprire la provincia di Isernia e i suoi paesini.

Visitate Fornelli con la sua cinta muraria e le sette torri, Frosolone con la monumentale fontana di Fonte Grossa, Agnone con le sue campane a cui è dedicato anche un museo e Castelpetroso con la Basilica Minore dell’Addolorata immersa nel bosco.

Una volta a tavola, poi, come contorno chiedete la Centofoglie, una varietà di invidia comune che matura in autunno e in primavera. La Centofoglie si mangia cruda, ma anche lessata con i fagioli o nella zuppa alla santè.

 

12 – Piemonte: le Langhe e i piatti tipici piemontesi d’autunno

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

bonet, uno dei dolci tipici delle langhe

Bònet.

 

L’autunno è una delle stagione più belle per organizzare un itinerario in macchina nelle Langhe fermandosi ad ammirare il foliage nelle vigne.

Barolo, la Morra, Verduno e Serralunga sono solo alcune delle tappe da non perdere: i piccoli borghi si susseguono uno dopo l’altro tra le colline considerate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Langhe in autunno significa buon vino, ma anche un ottima cucina: sedetevi a tavola e lasciatevi servire una tartare di Fassona spolverata con tartufo nero, un piatto di Tajarin con i funghi, il Vitel Tonné e per concludere un Bònet.

I piatti tipici delle Langhe sono tantissimi e l’autunno è il momento giusto per gustarne alcuni.

 

13 – Puglia: Bari e i piatti di terra

Meta gastronomica consigliata da Mondovagando.

 

orecchiette cime di rapa © mondovagando

Orecchiette con cime di rapa.
© Mondovagando

 

Bari è una splendida città affacciata sul mar Adriatico: dai vicoli di Bari Vecchia, il cuore della città, la cui visita culmina nella Basilica di San Nicola e nella vicina Cattedrale di San Sabino, si respira il fortissimo odore salmastro delle onde che si infrangono sugli scogli, pieni di ricci e di cozze. A poca distanza, tra il centro storico ed il lunghissimo lungomare, si trova il mercato del pesce, dove acquistare ad assaggiare i crudi di mare, tanto amati dai baresi e dai pugliesi in generale.

L’autunno è però la stagione perfetta per dedicarsi anche ad una serie di piatti di terra, tipicamente baresi, di cui è impossibile non innamorarsi. E visitare Bari in autunno è una fantastica idea: il clima è abbastanza mite, con molti giorni di sole, che vi consentiranno di esplorare il lungo e in largo la città e i suoi dintorni, dedicandovi anche alla sua buona tavola! L’autunno è il momento delle rape, ad esempio. Le orecchiette con le cime di rapa sono una tradizione secolare a Bari: sono buonissime, con la verdura fresca, appena sbollentata e ripassata con un po’ di peperoncino ed un filetto di acciuga, soprattutto se condiscono orecchiette fatte in casa, dalle mani sapienti delle donne che allestiscono i loro banchi tra i vicoli del centro storico di Bari.

Ed è anche il periodo migliore per un altro piatto tipico della cucina barese: fave e cicorie. Per la precisione quello che si usa è il purè di fave, ricavato dalle fave secche, fatte bollire fino a sfaldarsi in una crema densa e dal sapore intenso, da accompagnare a cicorie selvatiche bollite, il tutto condito con abbondante olio extra vergine d’oliva, da aggiungere a crudo.

 

14 – Sardegna: il Montiferru e la Fresa d’attunzu

Meta gastronomica consigliata da RobadaNat… ti!

 

fresa sarda. © Roba da nat...ti

Fresa sarda. © Roba da nat…ti!

 

La denominazione “Montiferru” deriva dall’omonimo massiccio di origine vulcanica, un grande cratere spento da più di un milione di anni.

I comuni che fanno parte di questa zona sono:

  • Santu Lussurgiu;
  • Bonarcado;
  • Tresnuraghes;
  • Cuglieri;
  • Sennariolo.

Ognuno di loro ha una storia da raccontare: vale la pena visitarli tutti e soffermarsi davanti alla loro storia e semplicità, alle loro case in pietra vulcanica, al profumo di caminetti accesi per le strade e quell’aria di vita lenta e pacifica che si percepisce attraversandoli.

La costa adiacente, sul versante ovest dell’isola, è alta e frastagliata.

Con il nome “Sinis” si intende la penisola che si distende lungo la costa nord del golfo di Oristano con i suoi notevoli (e riconosciuti internazionalmente) stagni: Stagno di Cabras, Stagno di Sale Porcus e Stagni di Putzu Idu.

Un viaggio in autunno in queste zone è il momento perfetto per gustare un tipo di formaggio vaccino che viene prodotto unicamente in due mesi l’anno,  si chiama infatti Fresa d’attunzu e si trova solo in questa area centro-occidentale dell’isola che comprende il Montiferru e le zone adiacenti di Marghine e Guilcer.

Il Fresa è un formaggio sardo molto raro, atteso come un dono stagionale da chi ne conosce e apprezza le caratteristiche peculiari: in questi casi è preziosa l’amicizia di un produttore per riuscire a cogliere l’attimo della sua produzione altrimenti non si riesce ad assaggiarlo.

Le mucche locali sono di Razza Bruno Sarda, Modicana e Melina e vengono allevate al pascolo sui prati di macchia mediterranea della regione sarda.

Le mandrie vengono spostate nelle varie zone dove alcuni tipi di erbe spontanee da brucare riescono a regalare al latte quelle note speciali e uniche.

Le vacche non vengono forzate nella mungitura e questo garantisce la concentrazione del poco latte munto a mano di pochi litri al giorno. Inoltre gli allevatori lasciano che il vitello si nutra e la quota rimanente dopo la poppata può essere munta e destinata alla produzione. La mungitura rispetta gli antichi metodi, tanto che spesso si tiene il vitello accanto alla madre durante la mungitura come avveniva un tempo.

Si tratta di un formaggio artigianale che viene maturato per soli 25 giorni prima di essere consumato: è molto legato al territorio e alla cura e conoscenza del proprio bestiame, dei pascoli e della fase di lattazione dei vitelli.

Ho conosciuto questo formaggio da piccola durante le mie vacanze nel Guilcer e ricordo come mia nonna ce ne faceva dono solo in occasione delle festività tra fine ottobre e i primi di novembre: una primizia fugace e molto apprezzata.

Sono ancora pochi i caseifici a produrlo e molto spesso sono gli stessi allevatori e abitanti a produrlo nelle proprie case.

 

15 – Sicilia: Catania, Messina e gli ‘nzuddi

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

nzuddi. MarioIta, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

‘Nzuddi.
MarioIta, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

 

Gli ‘nzuddi sono dei tipici biscotti di forma quadrata o rettangolare a base di farina, zucchero, mandorle, cannella, albume d’uovo e ammoniaca per dolci.

Questi biscotti vengono solitamente preparati per la commemorazione dei defunti e derivano il loro nome dall’abbreviazione di Vincenzo (Vincinzuddu): i dolci, infatti, sarebbero originari dei monasteri delle monache vincenziane.

Gli ‘nzuddi si preparano a Messina e a Catania, per cui potreste approfittarne per visitare una delle due città o entrambe.

In provincia di Messina potreste recarvi al Parco dei Nebrodi, mentre a Catania potreste organizzare un’escursione sull’Etna: in entrambi i casi vi godrete i colori del foliage.

 

16 – Toscana: i Necci e i borghi tra le montagne pistoiesi

Meta gastronomica consigliata da Un pot – pourri.

 

necci © Un pot - pourri.

Necci.
© Un pot – pourri.

 

Autunno vuol dire castagne e in Toscana grandi e piccoli aspettano con trepidazione il momento in cui dalle macine esce la farina fresca per poter gustare le prelibatezze di una cucina povera, ma autentica e saporita.

Oltre alle più celebri frittelle e al castagnaccio, un’altra ricetta sono i necci, tipici della zona di Lucca, Pescia e Garfagnana e delle montagne pistoiesi.

Da un’antichissima tradizione popolare, la preparazione dei necci è molto semplice: bastano farina di castagne, acqua e sale.

La pastella viene cotta formando una sorta di crêpe e usando i testi, appositi strumenti in metallo o in pietra.

Ma come si gustano i necci? La ricetta più tipica è quella con la sola ricotta, ma non mancano le varianti con nutella, miele e burro. Qualcuno propone pure i necci salati: con pancetta, frittata oppure salsiccia. Quest’ultimo tipo, chiamato “incicciato”, è tradizionale di Pracchia e lo si può gustare alla sagra del paese. I necci, infatti, sono godibili in numerose fiere locali, che permettono anche di scoprire luoghi inusuali, come i numerosi borghi arroccati sulla montagna pistoiese.

Perché non approfittarne per una bella passeggiata? Due paesi da non perdere sono San Marcello Pistoiese e, accanto, il piccolissimo Popiglio, con la suggestiva Rocca Securana, di cui rimangono due torri immerse nel bosco.

In autunno, poi, la zona è celebre per ammirare il foliage, ovvero le infinite sfumature di giallo, arancio, rosso, che le foglie degli alberi assumono in questa stagione.

Coniugando romanticismo e un pizzico di adrenalina, i boschi offrono un bellissimo panorama dal Ponte Sospeso, una passerella pedonale sul torrente Lima, a 36 metri di altezza, detentrice per un periodo del Guinness dei primati perché la più lunga al mondo (ben 227 metri).

Necci, borghi e ponti antichi (come quello trecentesco di Castruccio a Popiglio): una montagna tutta da scoprire!

 

17 – Trentino-Alto Adige: Brentonico e le castagne

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

monte baldo brentonico. Rinaldo.cristofoli, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Brentonico.
Rinaldo.cristofoli, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

 

Le castagne tornano a essere ancora una volta protagoniste di questo viaggio enogastronomico in Italia in autunno.

Nel cuore del Parco Naturale del Monte Baldo, sull’Altopiano di Brentonico si trova il sentiero dei castagneti, un percorso che da Brentonico conduce a Castione.

L’autunno, come capirete, è sicuramente il momento giusto per immergersi tra questi antichi alberi ora colorati d’oro.

Questo è anche il periodo della Festa del Marrone: un’ottima occasione per assaggiare alcune prelibatezze tipiche come il castagnaccio, i marron glacé o, perché no, un buon risotto castagne e speck.

 

18 – Umbria: Todi, i maccheroni dolci e il pan nociato

Meta gastronomica consigliata da 2 Amiche in cucina.

 

pan nociato © 2 amiche in cucina

Pan nociato. © 2 Amiche in cucina.

 

Situata a metà strada tra i due capoluoghi umbri, Todi sorge su un colle affacciato sulla media Valle del Tevere. Leggenda narra che fu il volo di un’aquila a decidere il luogo dove doveva sorgere la città.  L’aquila scese in picchiata, rubò la tovaglia agli uomini che lavoravano alla costruzione di Todi lungo le rive del Tevere e la portò sulla cima del colle. Per gli uomini era il segno che la città doveva sorgere in cima a quel colle scelto dall’aquila.

Ai piedi del colle, fuori le mura, sorge il Tempio di Santa Maria della Consolazione, opera architettonica attribuita a Donato Bramante.

Il piazzale antistante, l’11 novembre in occasione della Fiera di San Martino, si popola di bancarelle, che arrivano fino in piazza del Popolo, un evento imperdibile dell’autunno tuderte.

Ogni anno, ad ottobre in occasione della festa di San Fortunato, patrono della città, Todi fa un tuffo nel passato con la rievocazione storica “La Disfida di San Fortunato” in programma, spettacoli di sbandieratori, gare di tiro con l’arco, tutto in piena atmosfera medievale.

Se passate per Todi nel periodo autunnale, dovete assolutamente provare i maccheroni dolci, una ricetta con pasta di semola condita con cacao, noci,  pane grattugiato e alchermes, un dolce tipico della Vigilia dei Santi e di Natale.

Altro prodotto tipico, da non perdere è il pan nociato di Todi, un’antica ricetta già conosciuta agli inizi del 1900. Un pane arricchito con pecorino, uvetta e noci, ottimo con formaggi e salumi tipici umbri e naturalmente un buon bicchiere di vino rosso.

 

19 – Valle d’Aosta: i vigneti di Donnas e la Salada de Toussen

Meta consigliata da noi di Viaggi che mangi.

 

vigneti di donnas. Graziella taibi, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Vigneti di Donnas.
Graziella taibi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

 

Come ogni regione di montagna, anche la Valle d’Aosta durante l’autunno assume un fascino particolare.

Invece dei soliti boschi, però, recatevi ad ammirare i colori dei vigneti di Donnas, un magnifico territorio caratterizzato da terrazzamenti dove le vigne sembrano inerpicarsi lungo i pendii delle montagne.

Il periodo è perfetto per una passeggiata e, se sarete fortunati, potreste ritrovarvi in zona durante la Sagra dell’uva e della castagna di Donnas.

Tra i piatti tipici da non perdere c’è sicuramente la Salada de Toussen, un’insalata tipica valdostana a base di invidia, peperoncini piccanti,  acciughe dissalate, olio di noce e aceto di mele.

La tradizione racconta che questa insalata venisse preparata in occasione della commemorazione dei defunti per essere servita insieme alle caldarroste a simboleggiare l’unione dei vivi nel ricordo dei loro cari.

 

20 – Veneto: Venezia e il fegato alla veneziana

Meta consigliata da Erika Zampieri dell’Associazione Gusto la bellezza.

bacaro veneziano © erika zampieri

Bacaro veneziano. © Erika Zampieri.

 

Figà a’ la venessiana
“El figà de vedèlo bisogna tagiarlo a fetine sutili, (calcolar 100 gr a testa)  e se lo mete in una tecia largheta co una sègola bianca tagiada fina anca ela (calcolar meza segola ogni eto de figà). Cusinar a fogo molto vivace e in poco tempo sinò el figà devent duro.”

 

Il fegato è una frattaglia rossa con un retrogusto amarognolo che non a tutti e non sempre può essere gradito. È questa la ragione per cui i veneziani ne correggono il sapore con la cipolla, creando un piatto famoso in tutta Europa.

L’uso di modificare il sapore del fegato con un ingrediente addolcente risale a tempi molto antichi nel bacino del mediterraneo. Infatti il nome stesso del fegato deriva dal latino iecur ficatum, dove il primo termine significava fegato, mentre il secondo indicava il modo di prepararlo, con i fichi. Per il figà a’ la venessiana si utilizza fegato di vitello, più delicato e meno scro di quello i manzo o maiale.

Se ne acquista un pezzo intero, si deve togliere la pellicola che lo ricopre sollevandola con un coltellino in un punto e tirandola con le dita dalla parte opposta. Se si acquistano invece delle fettine, mondarle delle pe’ legate, cioè delle pellicine che eventualmente e circondano.

Il fegato alla veneziana va servito su in piatto caldo accompagnato da fettina di polenta abbrustolita o morbida.

Oggi invece ho voluto presentarvelo in versione aperitivo così come lo si serve nei bacari veneziani.

Questi tipici locali si differenziano dalle comuni osterie per via della modalità di consumazione dei cibi, per il modo in cui questi sono presentati al pubblico e per le dimensioni e struttura degli ambienti interni. Il bacaro, quindi, è solitamente di piccole dimensioni, con pochi posti a sedere, banconi con sgabelli simili a quelli dei bar e vetrine in cui vengono esposti i cibi.

I turisti tendono a servirsi di tali esercizi per farvi un vero e proprio pasto completo (anche una decina di pezzi), mentre gli abitanti di Venezia lo usano perlopiù come un ritrovo per bere, o una tappa di più locali in una serata destinata al bere, e il cibo è solo un accompagnamento (uno o due pezzi), in modo da non assumere le bevande a stomaco completamente vuoto. Sono due filosofie completamente diverse nella fruizione dello stesso posto ed entrambe, ai giorni nostri, possono essere ritenute “principali”, nonostante il bacaro sia nato perlopiù come luogo d’aperitivo piuttosto che di pranzo o cena.

Ecco a voi la ricetta:

 

Ingredienti x 4 persone

  • 500 gr di fegato di vitello
  • 2 grosse cipolle bianche
  • 30 gr di burro
  • mezzo bicchiere di olio extra vergine di oliva
  • sale e pepe

 

Procedimento

  • Tagliare il fegato a fettine sottili e non troppo lunghe.
  • Tagliare anche la cipolla ad anelli sottili.
  • In una padella fate scaldare l’olio e il burro, poi versate la cipolla e fatela imbiondire lentamente, senza che frigga, a pentola coperta e a fuoco basso, in modo che non prenda troppo calore.
  • Ogni tanto mescolare.
  • Dopo una quindicina di minuti, togliere la pentola dal fuoco e lasciar raffreddare per qualche minuto. Adagiatevi poi l fettine di fegato (con questo metodo rimarranno più tenere) e rimettete sul fuoco la pentola alzando la fiamma.
  • Dopo 2-3 minuti, con una paletta (per non pungerle) voltate le fettine dall’altra parte e lasciate cuocere n altro paio di minuti.
  • Salate e pepate.

 

Fate il giro dei Bacheri e degustate questo piatto, ognuno sarà diverso all’altro e scoprirete un mondo di profumi e sapori.

(Fonti: La cucina dei dogi; Wikipedia.)

 

Allora, cosa ne pensate di questo viaggio enogastronomico autunnale in Italia? Quale sarà la vostra prossima meta?

Per scovare qualche altra idea, date un’occhiata anche ai consigli su dove andare in vacanza in autunno che ci sono stati lasciati sempre da altri amici blogger!

 

Molte delle blogger che hanno partecipato a questo articolo fanno parte delle Travel Blogger Italiane, community che ringraziamo moltissimo per il continuo supporto e per la capacità di favorire opportunità di networking!

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