Camugin, il gin di Camogli con l’anima di un marinaio

di Selene Scinicariello

Seguivo il gin Camugin già da tempo. Mi aveva incuriosita la sua storia, il legame con Camogli e l’idea di affidare a un gin il racconto della costa ligure. Quando ho saputo che avrebbe cambiato veste e ricetta, ho deciso di approfondire e, dopo l’assaggio, è nato questo articolo.

Quello che segue non vuole essere una semplice scheda prodotto, né una vetrina per una bottiglia. È piuttosto il tentativo di capire se, e in che modo, un distillato possa restituire davvero qualcosa del luogo da cui proviene. In fondo, è anche questo il senso di Viaggi che Mangi: raccontare i territori attraverso ciò che producono, ciò che si beve e le storie che prendono forma, anche dentro a un drink.

Da Camogli al bicchiere: la nuova rotta del gin Camugin

Prima del nuovo corso, Camugin aveva già una storia profondamente legata a Camogli. Il progetto nacque, infatti, dall’intuizione di Umberto Revello, appartenente a una famiglia da tempo attiva nella ristorazione locale. L’idea era quella di costruire un gin riconoscibile a partire da ginepro, timo, rosmarino, maggiorana e sale marino. Non una generica evocazione mediterranea, ma un tentativo preciso di portare nel bicchiere il carattere del borgo, il profilo del Monte di Portofino e quella continua vicinanza tra terra e mare che definisce questa parte di Liguria.

Anche il nome partiva da qui. Camugin richiama non solo il termine dialettale con cui vengono indicati gli abitanti di Camogli, ma anche il tradizionale berretto di lana dei pescatori liguri: un oggetto essenziale, nato per il lavoro e diventato nel tempo un segno identitario.

Oggi, la nuova immagine del marchio riprende questo immaginario e lo porta oltre il semplice riferimento al copricapo, affidandolo alla figura del marinaio.

Nell’ottobre 2025 Camugin è stato acquisito da 1492 Coloniale Group, che ne ha assunto la proprietà e la distribuzione esclusiva. Da quel momento è iniziata una nuova fase. Ricetta, bottiglia e linguaggio visivo sono stati ripensati insieme, mantenendo il legame con Camogli, ma seguendo una direzione più essenziale e contemporanea.

La produzione è oggi affidata alla Distilleria Cinque Terre e resta interamente ligure. È un elemento centrale per un marchio che non vuole limitarsi a richiamare la regione nel nome o nell’etichetta, ma costruire la propria identità a partire dal territorio anche sul piano produttivo.

Il marinaio che compare sulla bottiglia è il centro della nuova immagine. Non una figura nostalgica, né una concessione al folklore, ma il simbolo di chi attraversa porti e culture diverse continuando a portare con sé il luogo da cui proviene. Un’immagine che appartiene a Camogli, ma evita l’effetto cartolina: parla di radici, apertura e appartenenza con un linguaggio contemporaneo.

La parte più interessante, però, è forse ciò che accade fuori dalla bottiglia. Camugin sta cercando di inserirsi nel tessuto ligure attraverso relazioni con bar, botteghe storiche, realtà sportive e progetti creativi. Le collaborazioni con la Rari Nantes Camogli e con Lucarda, per esempio, non sembrano pensate come semplici sponsorizzazioni, ma come modi diversi di costruire un dialogo con la comunità.

Il prodotto diventa così un punto di incontro tra miscelazione, cultura locale e identità condivisa.

drink con gin camugin da bocù genova

Drink con gin Camugin da Bocù Genova.

Ginepro, macchia mediterranea e sale: dentro la ricetta di Camugin

Il nuovo Camugin riparte da una ricetta volutamente essenziale.

Ginepro, rosmarino, maggiorana e timo, completati da un tocco di sale marino: pochi elementi, scelti per costruire un profilo riconoscibile e legato alla costa ligure senza sovraccaricare il sorso.

Il ginepro rimane il centro della composizione e ne definisce l’impronta fresca e balsamica. Intorno si muovono le erbe aromatiche: il rosmarino dà profondità, il timo accentua il carattere secco e mediterraneo, mentre la maggiorana introduce sfumature più morbide e fragranti. Non si tratta, quindi, di accumulare botaniche per dare complessità al gin, ma di lavorare sull’equilibrio tra note verdi, aromatiche e resinose.

Il sale marino è l’elemento che rompe la consuetudine e avvicina il distillato al suo luogo d’origine. Non serve a rendere Camugin “salato”, ma a dare tensione al sorso, sostenere la componente erbacea e lasciare in chiusura una traccia sapida. Il riferimento alla Liguria, allora, smette di essere soltanto narrativo. Mare e macchia mediterranea entrano nella costruzione gustativa del prodotto e ne orientano il carattere.

Rispetto alla ricetta originaria, il nuovo corso non rinnega le botaniche che avevano definito Camugin fin dalla nascita, ma le inserisce in una formula rielaborata e oggi prodotta presso la Distilleria Cinque Terre. Il risultato è un gin a 42% vol. pensato per essere leggibile, preciso e versatile, soprattutto nella miscelazione contemporanea. Una semplicità solo apparente: quando gli ingredienti sono pochi, ciascuno deve avere un ruolo chiaro e nessuno può nascondersi dietro l’altro.

cocktail con gin Camugin. © 1492 Coloniale Group.

Cocktail con Camugin. © 1492 Coloniale Group.

Com’è Camugin nel bicchiere e come berlo

Ho assaggiato Camugin anche liscio, per capire quanto il richiamo alla macchia mediterranea e alla sapidità restasse leggibile senza il filtro della miscelazione. Il profilo è deciso: il ginepro è ben presente, le note erbacee emergono con chiarezza e il finale salino lascia una firma riconoscibile. Nonostante il carattere marcato, il sorso rimane equilibrato e coerente.

È un gin che, a mio parere, dà il meglio soprattutto in miscelazione, proprio perché ha abbastanza personalità da non perdersi nel bicchiere. Lo sceglierei invece con maggiore cautela per un Martini molto essenziale, dove le componenti aromatiche più nette rischierebbero di dominare l’equilibrio complessivo.

Nel Gin Tonic funziona bene con una tonica neutra, capace di accompagnarlo senza aggiungere ulteriori profumi. Anche il garnish dovrebbe restare semplice: un piccolo rametto di timo, ad esempio, richiama una delle botaniche della ricetta senza appesantire il drink.

Camugin può dare carattere anche a un Negroni, soprattutto quando si cerca un risultato più secco, erbaceo e verticale, oppure essere utilizzato in twist contemporanei di impronta mediterranea.

Tra i drink pensati per valorizzarlo c’è La Quadrata, la cui ricetta è stata studiata da Gabriele Benedettini, trade marketing specialist di 1492 Coloniale Group. Il nome richiama la Quadrata, punto di ritrovo per i ragazzi di Camogli, e traduce nel bicchiere uno dei cardini del nuovo progetto: fare di Camugin non soltanto un prodotto del territorio, ma un elemento capace di entrare nei suoi luoghi, nelle sue relazioni e nei momenti condivisi dalla comunità.

La ricetta de La Quadrata

  • 25 ml di Camugin;
  • 25 ml di Bitter Lemon Chantry Well;
  • pompelmo rosa, per completare.

Un drink essenziale e fresco, nel quale la componente amaricante della Bitter Lemon e la freschezza agrumata del pompelmo rosa accompagnano le note erbacee e saline del gin senza coprirle.

Camugin e il racconto contemporaneo della Liguria attraverso gli spirits

Uno spirit può raccontare un territorio in modo credibile quando il legame con il luogo non si esaurisce nel nome o nel packaging, ma attraversa la storia del progetto, le materie prime, le scelte produttive, le persone coinvolte e il modo in cui il prodotto entra in relazione con la comunità.

È allora che il bere acquista un significato diverso. Non più consumo fine a se stesso, ma occasione per conoscere un luogo attraverso ciò che produce, il sapere che conserva e il modo in cui sceglie di rappresentarsi. Per me, il buon bere passa anche da questo: qualità, misura e piacere, ma anche la capacità di aggiungere profondità all’esperienza.

In Liguria questa direzione sta diventando sempre più interessante. Accanto a Camugin, ad esempio, penso alla storia de Il Signor Camillo, il whisky nato a Sassello e costruito intorno a un territorio, a una filiera e a una visione precisa. Due progetti molto diversi, certo, ma accomunati dall’idea che anche gli spirits possano diventare strumenti di racconto e di conoscenza.

Lo stesso vale per altre produzioni regionali che, ciascuna con il proprio linguaggio, stanno contribuendo a costruire un’identità ligure anche nel mondo della distillazione e della miscelazione. Ne ho raccolte alcune nella guida dedicata ai gin liguri, utile per continuare questo percorso tra etichette, luoghi e storie.

Camugin, allora, mostra come anche un gin possa contribuire a una lettura più ampia del territorio, mettendo insieme identità, cultura del bere e rapporto con la comunità. Se conosci questo prodotto o hai assaggiato altri spirits capaci di raccontare il luogo da cui provengono, scrivimelo nei commenti.

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