L’idea di questo articolo nasce a Vinitaly 2026, dove ho seguito diversi momenti dedicati al rapporto tra vino e turismo. Convegni, degustazioni e incontri, infatti, mi hanno dato l’occasione per tornare su un tema che attraversa da anni il lavoro di Viaggi che Mangi: il vino come chiave per leggere, raccontare e comprendere i luoghi.
Ho sempre creduto che le cantine siano molto più di un posto in cui si produce vino. Sono presìdi di territorio, spazi di racconto, punti di osservazione privilegiati per capire un paesaggio, una comunità e il lavoro di chi, ogni giorno, contribuisce a mantenerli vivi. Una visita in cantina, quando è costruita con attenzione, può aiutare a comprendere davvero cosa c’è dietro a un calice: terra, scelte produttive, clima, fatica e identità di un luogo.
Da sommelier e autrice di un progetto editoriale dedicato ai viaggi enogastronomici, il rapporto tra vino, cantina e paesaggio è per me imprescindibile. Non è un interesse nato con il percorso in AIS, ma un modo di viaggiare che mi accompagna da molto prima. Manifestazioni come Cantine Aperte, visite e degustazioni guidate e incontri con i produttori sono sempre stati occasioni per entrare nel territorio da una porta diversa.
In alcuni posti, poi, il rapporto tra persone, territorio e lavoro diventa ancora più evidente. Penso, ad esempio, alla viticoltura eroica e a territori come quelli delle Cinque Terre, dove produrre vino significa anche prendersi cura dei terrazzamenti, recuperare muretti a secco e presidiare aree fragili che senza il lavoro dei viticoltori rischierebbero l’abbandono. In casi come questi, la cantina non è solo una tappa del viaggio, ma una chiave per comprendere dove ci si trova.
Per questo non voglio raccontare semplicemente cosa si è detto a Vinitaly, né proporre un elenco di cantine da visitare. L’obiettivo di questo articolo è ragionare su cosa significhi davvero fare enoturismo oggi in Italia, perché questo tema è sempre più strategico per il turismo e per le cantine e quali esperienze riescono a creare un racconto, andando oltre la semplice degustazione.
Ecco cosa troverai in questo articolo:
Cos’è l’enoturismo: non solo degustazioni in cantina
Per capire cos’è oggi l’enoturismo bisogna partire da un’evoluzione ormai evidente: il turismo del vino non coincide più soltanto con la visita in cantina o con la degustazione di alcune etichette. Queste restano certamente esperienze centrali e spesso il primo contatto tra il viaggiatore e il mondo della produzione, ma non bastano più da sole a raccontare la complessità di un fenomeno che negli ultimi anni è diventato più ampio, articolato e trasversale.
A confermarlo è anche il Rapporto sull’Enoturismo in Italia – La domanda enoturistica, realizzato dall’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e da ISMEA – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare. Il documento allarga lo sguardo rispetto alla sola visita in cantina e considera l’enoturista come un viaggiatore che, nel corso del proprio viaggio, vive esperienze turistiche collegate al vino.
Dentro questa definizione rientrano attività diverse. Dalle visite alle cantine, alle degustazioni, passando per percorsi tra i vigneti, esperienze attive, momenti di relax, musei del vino, eventi, festival, tour e itinerari costruiti intorno alla cultura vitivinicola. È un punto importante, perché sposta l’attenzione dal singolo assaggio a un sistema più ampio di relazioni tra vino, paesaggio, cucina, ospitalità, cultura agricola e identità locale.

Tra i vigneti delle Langhe in bicicletta.
L’enoturismo, quindi, non si esaurisce nell’assaggio del vino nel luogo in cui viene prodotto. È un modo per entrare in contatto con un territorio attraverso ciò che lo stesso produce, conserva e racconta. La cantina rimane spesso il punto di partenza, ma il valore dell’esperienza dipende da ciò che riesce ad aprire intorno al calice. Che sia questa una storia familiare, un paesaggio vitato, un vitigno autoctono, un metodo di lavoro, un abbinamento gastronomico, un borgo vicino o una tradizione che continua a vivere.
Oltre il calice: quando il vino diventa viaggio
In questo senso, una degustazione diventa davvero esperienza enoturistica quando smette di essere un semplice momento di assaggio e diventa uno strumento per leggere il contesto in cui quel vino prende forma.
Un vino può essere tecnicamente ben fatto, coerente, espressivo e piacevole da bere, capace di raccontare un vitigno, una denominazione o uno stile produttivo. È nel momento in cui viene messo in relazione con il luogo da cui proviene, però, che assume un valore più ampio anche per chi viaggia. Un calice può parlare di suoli, altitudini, esposizioni, clima, vendemmie difficili e scelte produttive, ma anche di famiglie, comunità, economie locali e paesaggi che continuano a esistere grazie al lavoro agricolo.
Per questo, il valore di un’esperienza enoturistica non si misura soltanto dalla complessità della proposta, dalla bellezza della location o dal livello di esclusività. Si misura soprattutto dalla capacità di costruire una relazione autentica tra chi visita e il luogo in cui ci si trova. Può accadere in una piccola cantina familiare, durante una degustazione tra i filari, in un pranzo con prodotti locali, in un territorio di viticoltura eroica, in un wine resort ben integrato nel paesaggio o lungo un itinerario che unisce vino, borghi e cucina.
In tutti questi casi il vino smette di essere soltanto il prodotto finale e diventa una chiave di accesso al viaggio.

Perché l’enoturismo oggi in Italia è un tema strategico
Se oggi si parla sempre più spesso di enoturismo non è solo perché le persone amano visitare le cantine o partecipare a una degustazione durante un viaggio. Il punto è più ampio. Il turismo del vino sta diventando una leva concreta per il futuro delle cantine, dei territori e dell’intero sistema enogastronomico italiano.
Vinitaly Tourism 2026 lo ha confermato con chiarezza, portando dentro Vinitaly un programma dedicato ad accoglienza, vendita diretta, digitalizzazione, nuove professionalità e dialogo tra cantine e operatori turistici. Il messaggio emerso è netto. L’enoturismo non è più un’attività accessoria alla produzione, ma un ambito sempre più strutturale per chi lavora nel mondo del vino.
Anche i numeri aiutano a capire la portata di questa evoluzione. Secondo il XXI Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, realizzato da Nomisma Wine Monitor per UniCredit in collaborazione con Vinitaly e Città del Vino, l’enoturismo genera per le imprese vinicole italiane un valore di 3,1 miliardi di euro. Un numero, questo, pari al 21% del fatturato complessivo del settore vitivinicolo in Italia. Un’incidenza che diventa ancora più significativa per le aziende medio-piccole, dove può superare il 35% nelle realtà con fatturato inferiore al milione di euro.
Questo dato racconta bene il cambio di prospettiva. Per molte cantine l’enoturismo non è più un’attività collaterale, ma una componente importante del modello aziendale. Permette, infatti, di costruire relazione, rafforzare la vendita diretta, far conoscere il territorio e dare valore anche a produzioni che, fuori dal loro contesto, rischierebbero di essere comprese solo in parte.
La rilevanza dell’enoturismo, però, non riguarda solo le aziende vitivinicole. Quando funziona davvero, il turismo del vino attiva una filiera più ampia. Possono seguirlo a ruota, infatti, ristorazione, ospitalità, guide, artigianato, prodotti locali, servizi e comunicazione territoriale. L’enoturismo, inoltre, può aiutare a destagionalizzare i viaggi, portare attenzione verso aree meno battute e distribuire valore anche in territori che non vivono soltanto di turismo balneare o di grandi città d’arte.
Questo è particolarmente importante in Italia, dove il vino è strettamente legato al paesaggio che lo genera. Dalle colline del Piemonte alla Franciacorta, dalla viticoltura eroica della Valtellina, dell’Etna e delle Cinque Terre, fino a tante aree interne ancora poco raccontate, la cantina può diventare una porta d’ingresso per scoprire non solo un’etichetta, ma un sistema di relazioni tra agricoltura, cucina, paesaggio, ospitalità e identità locale.

Vigneti alle Cinque Terre.
Il potenziale, però, non basta. Per trasformare l’enoturismo in valore reale serve un salto di qualità. Le cantine devono imparare a pensarsi non solo come luoghi di produzione, ma anche come spazi di relazione, accoglienza e racconto. Aprire le porte è solo il primo passo. Ciò che fa la differenza è la capacità di costruire esperienze solide, riconoscibili e integrate con il territorio.
È proprio qui che l’enoturismo diventa interessante da osservare. Non come moda passeggera o semplice esperienza da aggiungere a un itinerario, ma come uno dei modi più efficaci per leggere l’evoluzione del vino italiano e il rapporto sempre più stretto tra produzione, viaggio e cultura dei luoghi.
Cosa rende davvero valida un’esperienza enoturistica
La qualità del vino resta un punto di partenza fondamentale. Non è sufficiente, però, a definire da sola il valore di un’esperienza enoturistica. Si possono assaggiare vini tecnicamente ben fatti, coerenti, espressivi e piacevoli da bere, ma ciò che rende davvero significativa una visita è il modo in cui quei vini vengono inseriti in un’esperienza più ampia, capace di lasciare un ricordo preciso.
Perché, diciamolo chiaramente, la memorabilità dell’enoturismo non risiede solo nel racconto. Sta anche in ciò che si vive. Una degustazione può essere condotta benissimo, ma se resta isolata rischia di somigliare a tante altre. Quando invece il vino arriva dopo una passeggiata tra i vigneti, un incontro con il produttore, un pranzo con prodotti locali, un percorso benessere tra le vigne, una vendemmia didattica, un tour in e-bike o un’attività costruita intorno al paesaggio, allora l’assaggio assume una valenza diversa.
Il valore è proprio in questo. Nel poter vivere il calice prima ancora di berlo. Assaggiare un vino dopo aver attraversato le vigne, dopo aver ascoltato una storia di famiglia, dopo aver visto il paesaggio in cui nasce o dopo aver condiviso un momento con chi quel vino lo produce, cambia il modo in cui lo si ricorda. Non perché il vino diventi automaticamente migliore, ma perché smette di essere un assaggio isolato e diventa parte di un’esperienza.
Questo non significa che ogni cantina debba inventarsi attività spettacolari o trasformare l’enoturismo in intrattenimento fine a sé stesso. Al contrario. Le esperienze più riuscite sono quelle coerenti con l’identità del luogo. In alcuni contesti può avere senso una degustazione essenziale e molto curata, in altri un trekking tra i vigneti, un picnic, un percorso gastronomico, un soggiorno in un wine resort, una visita d’arte, un’attività outdoor o un’esperienza più dinamica tra i filari. La formula può cambiare, ma deve esserci un legame chiaro tra vino, territorio e proposta.
Per questo, personalmente, quando valuto un’esperienza in cantina, non guardo soltanto il numero di vini proposti o la bellezza degli spazi. Mi interessa capire se esiste coerenza tra ciò che viene raccontato e ciò che si vive. Se c’è dialogo, insomma, tra il vino e il paesaggio, tra l’identità della cantina e il percorso di visita, tra l’accoglienza promessa e quella reale, tra il racconto tecnico e la capacità di renderlo comprensibile senza banalizzarlo.

Anche la parte organizzativa, però, incide sulla qualità dell’esperienza. Una proposta può essere interessante sulla carta, ma perdere forza se il visitatore fatica a orientarsi, prenotare, capire cosa include la visita o sentirsi davvero accolto. Nell’enoturismo la cura non riguarda solo il vino nel calice, ma tutto ciò che accompagna il viaggio prima, durante e dopo l’arrivo in cantina.
Il racconto, poi, resta decisivo. Una visita troppo tecnica rischia di parlare solo agli addetti ai lavori, una troppo generica rischia di ridurre il vino a una narrazione superficiale. La professionalità sta nel trovare un equilibrio: spiegare senza appesantire, coinvolgere senza forzare, dare strumenti di comprensione senza trasformare la degustazione in una lezione.
Alla fine, ciò che distingue davvero un’esperienza enoturistica ben costruita è quello che rimane. Non soltanto il ricordo di un’etichetta o di un calice assaggiato, ma la sensazione di aver goduto di un luogo attraverso il vino e di aver vissuto un momento capace di rendere quel territorio riconoscibile e difficile da dimenticare.
La prenotazione online cambia il modo di vivere l’enoturismo
Uno dei segnali più interessanti dell’evoluzione dell’enoturismo riguarda il modo in cui le esperienze vengono rese accessibili al pubblico. Non si tratta soltanto di vendere online una visita in cantina, ma di rendere più chiara e leggibile la proposta: cosa si farà, quanto durerà, quali vini saranno degustati, se sono previsti abbinamenti, in quali lingue si svolge la visita, a chi è adatta e in che modo si inserisce nel territorio.
Le cantine più strutturate stanno lavorando molto anche su questo aspetto, spesso attraverso siti proprietari ben organizzati, con visite, pacchetti, degustazioni, soggiorni ed esperienze prenotabili direttamente. È un passaggio importante, perché permette al viaggiatore di capire prima della partenza se una cantina risponde davvero al tipo di esperienza che sta cercando: una degustazione tecnica, un pranzo con abbinamento, un weekend tra le vigne, un percorso outdoor o una visita più culturale.
Accanto ai siti delle singole aziende, hanno un ruolo anche le piattaforme dedicate o aperte alle esperienze enoturistiche. Ad esempio, quelle verticali come Winedering sono utili soprattutto quando si parte da un territorio e si vuole capire quali esperienze enoturistiche siano disponibili: degustazioni, picnic in vigna, pranzi in cantina, visite guidate o percorsi più articolati. Le piattaforme generaliste come GetYourGuide, invece, raccontano un altro aspetto del fenomeno: il turismo del vino è ormai entrato anche nei grandi circuiti internazionali delle esperienze di viaggio, accanto a tour culturali, attività outdoor e visite gastronomiche.
La prenotazione online, da sola, non garantisce certamente la qualità di una visita. Può però rendere più evidente il livello di professionalità con cui una cantina si presenta al pubblico: chiarezza della proposta, coerenza con il territorio, cura dell’accoglienza, attenzione ai tempi e capacità di raccontare il vino senza ridurlo a semplice prodotto da assaggiare. La possibilità di cercare e prenotare esperienze enoturistiche online non è solo una comodità per chi viaggia, ma anche uno dei segnali di un settore che sta imparando a strutturarsi meglio.

Esempi virtuosi di enoturismo in Italia: 5 cantine da osservare
Prima di entrare negli esempi, una precisazione: questa non vuole essere una classifica delle migliori cantine per fare enoturismo in Italia, né un elenco esaustivo delle realtà più interessanti del Paese. Sarebbe impossibile, e forse anche poco utile.
Ho scelto queste cinque cantine perché, per motivi diversi, aiutano a capire quanto l’enoturismo possa assumere forme differenti. Alcune le ho visitate direttamente, altre le ho conosciute a Vinitaly o in altri contesti legati al vino, altre ancora mi sembrano interessanti per il modo in cui stanno costruendo il rapporto tra cantina, territorio e accoglienza.
Non sono esempi tutti uguali. C’è chi lavora sull’ospitalità completa, chi sulla forza del paesaggio, chi su esperienze più dinamiche, chi sulla dimensione culturale o sul racconto di un territorio meno scontato. In modi diversi, tutte mostrano come una cantina possa andare oltre la semplice degustazione e diventare parte di un’esperienza di viaggio.
1 – Fontanafredda: quando la cantina diventa un villaggio del vino
Fontanafredda è uno degli esempi più completi di come una cantina possa trasformarsi in destinazione enoturistica. A Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe del Barolo, non si arriva solo per visitare una cantina storica o per degustare grandi vini piemontesi. Qui si entra in un luogo dove produzione, paesaggio, memoria e accoglienza costruiscono un racconto coerente.
La sua forza sta proprio nella stratificazione. C’è la storia ottocentesca legata a Vittorio Emanuele II, alla Bella Rosina e alla nascita della tenuta. C’è il lavoro sul Barolo, con un’identità profondamente legata a Serralunga d’Alba e alle sue espressioni territoriali. Ci sono i vigneti, il percorso biologico, l’attenzione alla biodiversità e una produzione che comprende anche Alta Langa, bianchi piemontesi e vitigni storici del territorio.
A rendere Fontanafredda interessante dal punto di vista enoturistico, però, è soprattutto la capacità di trasformare tutto questo in esperienza. Il Villaggio Narrante, con le cantine storiche, gli hotel, la ristorazione, i tour in e-bike, le degustazioni dedicate al Barolo e all’Alta Langa e le proposte di soggiorno, mostra come il vino possa diventare il filo conduttore di un viaggio più ampio.
Chi vuole fermarsi più a lungo può trasformare la visita in un vero weekend tra le vigne, dormendo direttamente nel Villaggio Narrante. Le Case dei Conti Mirafiore sono la scelta più legata alla storia del luogo, ricavate dagli antichi alloggi degli agricoltori e oggi trasformate in un hotel affacciato sui vigneti. Cascina Galarej ha invece un’impronta più contemporanea e da wine resort, con spa, piscina e vista panoramica sulle Langhe. La Foresteria delle Vigne è forse la soluzione più raccolta e silenziosa, immersa nel verde del Villaggio e pensata per chi cerca un soggiorno di charme a pochi passi dalla cantina.

Cascina Galarej.
In tutti e tre i casi, il punto non è solo dormire vicino a Fontanafredda, ma vivere la tenuta anche oltre la degustazione. L’esperienza è svegliarsi tra i vigneti, avere cantina e ristorazione a portata di mano e concedersi il tempo di scoprire le zona con un ritmo più lento.
Insomma, qui l’enoturismo non si limita alla visita guidata o all’assaggio. Diventa un modo per abitare, anche solo per qualche ora o per un weekend, il paesaggio delle Langhe. La cantina, in questo modo, non è soltanto il luogo dove nasce il vino, ma il centro di un sistema che tiene insieme produzione, ospitalità, cucina, storia e territorio.
📌 Se l’idea è fermarsi più a lungo e vivere le Langhe con il ritmo giusto, qui trovi una selezione di indirizzi dove dormire per organizzare un weekend enogastronomico tra vino, cucina e paesaggio.
2 – Masi: l’Amarone come porta d’ingresso a una cultura del vino
Masi merita attenzione perché rappresenta un modello di enoturismo molto strutturato, costruito attorno a un’identità produttiva forte e riconoscibile. Le radici sono in Valpolicella, dove la famiglia Boscaini vendemmia dal 1772 e dove Amarone, Recioto e tecnica dell’appassimento costituiscono il cuore storico dell’azienda. Da questo nucleo identitario, Masi ha sviluppato una visione più ampia, capace di collegare produzione, territori, ospitalità, cucina, arte e promozione della cultura delle Venezie.
La Masi Wine Experience, infatti, non propone soltanto visite e degustazioni, ma trasforma un patrimonio produttivo e culturale in un sistema di esperienze. Le sedi storiche in Valpolicella, Tenuta Canova sul Lago di Garda, Canevel a Valdobbiadene, i wine bar, i ristoranti, le verticali di Amarone, i percorsi in e-bike o a cavallo e le proposte gastronomiche diventano modi diversi per avvicinarsi al vino e al mondo che lo circonda.
A rendere il caso Masi ancora più significativo è anche il lavoro sulla dimensione culturale. La Fondazione Masi, il legame con l’Arena di Verona e progetti come Costasera Contemporary Art mostrano come il vino possa dialogare con arte, musica, identità territoriale e promozione culturale, andando oltre la sola esperienza in cantina.
Il valore di Masi, dal punto di vista enoturistico, sta nella capacità di rendere comprensibile una realtà complessa senza svuotarla della sua identità. Chi visita Masi non incontra solo un grande marchio dell’Amarone, ma entra in un racconto più ampio.
3 – Marco Carpineti: vitigni antichi ed esperienze tra i Monti Lepini
Marco Carpineti è un esempio interessante perché porta l’enoturismo fuori dai territori del vino più prevedibili e lo radica in un Lazio agricolo, collinare e ancora poco raccontato.
A Cori, tra i Monti Lepini e il profilo del Tirreno, l’azienda lavora da anni su biologico, sostenibilità e recupero di vitigni autoctoni come Bellone, Nero Buono e Greco Moro, trasformando la ricerca sulla tradizione in una chiave di lettura contemporanea.

I vini di Marco Carpineti.
Il valore enoturistico, però, non sta solo nella particolarità dei vini. Carpineti Experience costruisce intorno alla cantina un modo più dinamico di vivere il territorio: visite e degustazioni, percorsi in e-bike tra i vigneti, passeggiate a cavallo, yoga, attività all’aperto, pranzi con prodotti locali e persino esperienze più insolite come la zipline o il labirinto di vite.
Tra le esperienze che raccontano meglio questo approccio sceglierei la passeggiata a cavallo con visita e degustazione, che permette di vivere il paesaggio dei Monti Lepini prima ancora di arrivare al calice, e Limito – Il labirinto di vite, un’esperienza più insolita che trasforma la vigna in luogo da attraversare, osservare e interpretare.
Qui, insomma, non si cerca di imitare i modelli più noti, ma si parte dalla propria identità: vitigni antichi, paesaggio, natura, agricoltura biologica e desiderio di far vivere la cantina come esperienza attiva.
Marco Carpineti mostra come l’enoturismo possa diventare anche scoperta di territori meno scontati, dove il vino non accompagna semplicemente la visita, ma diventa il motivo per arrivare, fermarsi e guardare il paesaggio con più attenzione.
4 – Gorghi Tondi: la Sicilia del vino tra mare e riserva naturale
Gorghi Tondi è un esempio virtuoso perché mostra quanto l’enoturismo possa diventare anche racconto di paesaggio e biodiversità. La tenuta si trova a Mazara del Vallo, nella Sicilia sud-occidentale, tra il Mediterraneo e la Riserva naturale Lago Preola e Gorghi Tondi. Terre calcaree, brezza marina, macchia mediterranea e zone umide definiscono un ambiente produttivo molto riconoscibile, che aiuta a comprendere anche l’identità dei vini.
Qui l’esperienza in cantina permette di avvicinarsi a una Sicilia diversa da quella più immediata e turistica. Una Sicilia fatta di vigneti affacciati sul mare, zone umide, macchia mediterranea e viticoltura biologica. Il mare, i laghi carsici della riserva e la brezza marina non sono solo elementi di paesaggio, ma condizioni che contribuiscono a definire l’identità dei vini. Il Grillo, vitigno simbolo della Sicilia occidentale, trova qui una delle espressioni più interessanti della tenuta. Grillodoro, vendemmia tardiva da Grillo con muffa nobile, è, infatti, forse l’esempio più evidente di quanto il microclima di questo luogo possa incidere sul vino.
Dal punto di vista enoturistico, la proposta è interessante perché resta coerente con questa identità. Le degustazioni con vista sugli specchi d’acqua della riserva, i picnic in tenuta, gli abbinamenti con prodotti siciliani, i pranzi e gli aperitivi al tramonto non sono semplici attività da aggiungere alla visita, ma modi per vivere il vino nel contesto in cui nasce.
Tra le esperienze più adatte per avvicinarsi a questo racconto c’è Sicilia in bottiglia, un percorso di degustazione con abbinamenti locali che permette di assaggiare alcune etichette rappresentative della tenuta, tra cui anche Grillodoro. Per chi cerca qualcosa di più lento e immersivo, invece, il picnic in tenuta è probabilmente la proposta più evocativa.
Qui la cantina non appare come un elemento isolato, ma come parte di un paesaggio preciso, fatto di mare, luce, vento, biodiversità e tradizione vitivinicola.
Guarda anche lo Short dedicato a Grillodoro, il vino muffato da uve Grillo che racconta in modo particolarmente efficace il legame tra Gorghi Tondi, il microclima della riserva e la Sicilia occidentale.
5 – Lunae Bosoni: la Liguria del vino tra mare, Apuane e memoria contadina
Ho scelto di parlare di Lunae Bosoni perché mi permette di raccontare la mia Liguria da un punto di vista che amo molto: non solo spiagge e borghi costieri, ma vigne, confini, famiglie di coltivatori ed entroterra. I Colli di Luni sono proprio questo: estremo Levante, Golfo della Spezia, Alpi Apuane alle spalle, valle del Magra e Lunigiana storica. Un territorio piccolo e complesso, dove mare e montagna si avvicinano e il vino diventa una chiave per leggerne le sfumature.
Qui il Vermentino non è soltanto il vitigno più riconoscibile, ma il punto di partenza per raccontare una tradizione più ampia. Accanto a lui, Lunae Bosoni lavora su varietà autoctone come Albarola, Vermentino Nero, Pollera Nera e Massareta, preservando un patrimonio agricolo che rischierebbe di rimanere invisibile a chi attraversa la Liguria solo per raggiungere il mare. È anche per questo che ho voluto inserirla tra questi esempi. Perché porta l’attenzione su un pezzo di Liguria meno raccontato, fatto di piccoli appezzamenti, suoli diversi, vignaioli locali e memoria contadina.

LaBianca, Lunae Bosoni.
L’accoglienza di Lunae Bosoni nasce da questa stessa visione. La cantina e Ca’ Lunae, infatti, non sono pensate solo come luoghi in cui degustare. Sono spazi di accoglienza e racconto, pensati per avvicinare il visitatore alla cultura dei Colli di Luni. Le visite in cantina, i percorsi sensoriali, l’enoteca e la sala degustazione permettono di approfondire i vini e i vitigni del territorio. Il Museo del Vino, nato dalla raccolta di oggetti agricoli legati alla civiltà contadina della Lunigiana storica, aggiunge invece una dimensione più culturale e restituisce memoria al lavoro della terra. Infine, anche l’orto, il giardino degli aromi, il vigneto e la liquoreria contribuiscono a restituire un’idea precisa di territorio, fatta di vino, prodotti locali, profumi, gesti e relazioni.
Insomma, siamo davanti a un esempio riuscito di enoturismo perché non forza il racconto e non lo trasforma in spettacolo. Parte da ciò che Lunae è davvero: una famiglia legata da generazioni ai Colli di Luni, una cantina che lavora sui vitigni tradizionali e una realtà che ha scelto di dare forma, anche attraverso l’accoglienza, a una Liguria agricola, di confine, meno raccontata, ma profondamente identitaria.
FAQ – Domande frequenti sull’enoturismo in Italia
Ecco alcune domande utili per orientarsi meglio nel mondo dell’enoturismo, tra definizioni, attività e dati sul turismo del vino in Italia.
Che cos’è l’enoturismo e quali attività comprende?
L’enoturismo, chiamato anche turismo del vino o turismo enologico, comprende tutte le esperienze di viaggio legate al vino e alla cultura vitivinicola. Non si limita alla visita in cantina o alla degustazione. Può includere tour tra i vigneti, picnic in tenuta, vendemmie didattiche, musei del vino, eventi, festival, soggiorni in wine resort, percorsi gastronomici, esperienze outdoor e attività che permettono di conoscere un territorio attraverso il vino.
Quanto vale l’enoturismo in Italia?
Secondo il XXI Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, l’enoturismo genera per le imprese vinicole italiane un valore di circa 3,1 miliardi di euro, pari al 21% del fatturato complessivo del settore vitivinicolo in Italia. Per molte cantine, soprattutto medio-piccole, non è più un’attività marginale, ma una componente sempre più importante del modello aziendale.
Quali sono i principali trend dell’enoturismo in Italia?
I trend più interessanti riguardano esperienze sempre più personalizzate, prenotabili e integrate con il territorio. Cresce l’attenzione verso visite curate, wine resort, picnic in vigna, abbinamenti con cucina locale, attività outdoor, percorsi tra natura e paesaggio, eventi culturali e proposte capaci di unire vino, ospitalità e racconto dei luoghi. L’enoturismo, oggi, funziona quando non si limita a far assaggiare un vino, ma aiuta il visitatore a capire dove e perché quel vino nasce.
L’enoturismo non si limita a portare le persone in cantina: le aiuta a capire un territorio, il lavoro di chi lo abita e il valore che si nasconde dietro a un calice.
Per questo continuerò a raccontare su Viaggi che Mangi cantine, territori del vino ed esperienze capaci di andare oltre la semplice degustazione, con lo sguardo di chi ama viaggiare, assaggiare e ascoltare le storie dei luoghi.
Se anche tu ami scoprire l’Italia attraverso il vino, raccontami nei commenti un’esperienza enoturistica che ti è rimasta nel cuore oppure condividi questo articolo con qualcuno con cui vorresti partire per un weekend tra vigne e cantine.
Puoi continuare a esplorare questo mondo attraverso la sezione dedicata al vino, dove trovi altri racconti, consigli e approfondimenti su cantine, territori vitivinicoli ed esperienze enogastronomiche da cui prendere spunto per i prossimi viaggi.
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