Durante i giorni trascorsi ad Amsterdam per la cerimonia inaugurale di Europe’s 50 Best Bars, ho visitato il Super Lyan senza sapere che, poche ore dopo, sarebbe stato proclamato miglior bar dei Paesi Bassi e avrebbe conquistato il numero 42 della classifica.
A posteriori, il risultato mi è sembrato quasi inevitabile. Il Super Lyan possiede una qualità rara: sa essere tecnicamente impeccabile senza trasformare il bere in un esercizio di soggezione. I cocktail hanno identità, il servizio è preciso, ma mai impostato e il locale riesce a creare, fin dai primi minuti, una naturale predisposizione all’incontro.
Quella sera ho iniziato a parlare con una ragazza arrivata da New York e, nel giro di poco, ci siamo ritrovate a sorseggiare un cocktail, chiacchierando e scambiandoci consigli su Amsterdam e su altre mete di viaggio. Prima di salutarci ci siamo lasciate i contatti e chissà che, prima o poi, non ci si possa incontrare di nuovo in un altro cocktail bar, da qualche parte nel mondo.
È proprio in questa capacità di mettere insieme persone, storie e provenienze diverse che il Super Lyan rivela la sua identità. A pochi passi dalla Stazione Centrale, è un bar internazionale per vocazione, ma profondamente legato ad Amsterdam: non un semplice luogo di passaggio, bensì uno spazio in cui iniziare a entrare nel ritmo della città.
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Ecco cosa troverai in questo articolo:
Super Lyan Amsterdam: da progetto internazionale a porta d’ingresso sulla città
Il Super Lyan apre ad Amsterdam nel 2019 come primo progetto internazionale della famiglia di bar fondata da Ryan Chetiyawardana, meglio conosciuto come Mr Lyan. Alle spalle c’erano già realtà capaci di incidere profondamente sulla scena londinese della mixology, davanti, però, una città con un carattere preciso, impossibile da affrontare limitandosi a trasferire una formula già collaudata.
Il Super Lyan si trova all’interno del Kimpton De Witt, hotel ospitato in una casa olandese del XVII secolo a pochi minuti dalla Stazione Centrale. Nonostante la sua ubicazione, il locale nasce con un’identità volutamente distante da quella della classica hotel bar. Il progetto è autonomo, informale e immediato, pur conservando la ricerca e il rigore che hanno reso riconoscibile il nome Lyan.
Con il tempo, il bar ha costruito una voce sempre più legata ad Amsterdam. Il team locale ha assunto un ruolo centrale nello sviluppo dei menu e nelle scelte che riguardano l’esperienza degli ospiti, trasformando la storia, i quartieri, le comunità e le abitudini della capitale dei Paesi Bassi in materia di ricerca e di lavoro.
Il legame con la famiglia Lyan resta evidente, ma oggi il carattere del Super Lyan è connesso soprattutto a ciò che accade ad Amsterdam e alle persone che lo fanno vivere ogni sera.

© Super Lyan.
È forse in questo modo che ha trovato davvero la propria voce. Da un lato resta un bar internazionale, frequentato da viaggiatori, professionisti del settore, ospiti dell’hotel e persone di passaggio. Dall’altro è diventato un indirizzo capace di raccontare Amsterdam dall’interno, senza ricorrere alle immagini più prevedibili della città.
La posizione contribuisce in modo decisivo a questa natura di luogo d’incontro. Usciti dalla Stazione Centrale, bastano pochi minuti per raggiungerlo e ritrovarsi in uno spazio che introduce subito a una città contemporanea, aperta e curiosa. Non un semplice punto di arrivo dopo il viaggio, ma un primo contatto con Amsterdam che avviene attraverso il servizio, le persone e il modo in cui le sue storie prendono forma dietro al bancone.
Il riconoscimento ottenuto nel 2026, con il numero 42 di Europe’s 50 Best Bars e il titolo di miglior bar dei Paesi Bassi, arriva dopo sette anni di lavoro e sancisce proprio questo percorso: la crescita di un progetto internazionale che, invece di limitarsi a occupare uno spazio in città, ha imparato progressivamente a farne parte.
Dentro Super Lyan: un salotto colorato costruito intorno alle persone
Il bancone semicircolare è il vero centro del Super Lyan. Non soltanto dal punto di vista visivo: è la forma stessa dello spazio a suggerire un’idea di ospitalità meno frontale, più partecipata. Da qualunque posizione si segue il lavoro del team, si osservano preparazioni e passaggi tecnici, ma soprattutto si resta dentro il ritmo della sala. La distanza tra chi serve e chi beve si accorcia, così come quella tra gli ospiti, e la conversazione nasce senza essere cercata a tutti i costi.

Super Lyan. © 50 Best.
Per chi cerca un’atmosfera più raccolta, il locale offre anche divanetti e tavolini distribuiti negli spazi adiacenti. Durante la bella stagione si aggiungono i posti all’esterno, una soluzione piacevole per fermarsi nelle ore più luminose o iniziare la serata all’aperto (non dimenticarti di leggere la mia guida per visitare Amsterdam in estate!). Il Super Lyan, insomma, risulta vivace senza essere caotico: si può entrare per incontrare qualcuno, lasciarsi coinvolgere da ciò che accade al bancone oppure restare più tranquilli in disparte.
Questa libertà riguarda anche ciò che si ordina. Non è necessario conoscere tecniche, ingredienti o tendenze della mixology, né scegliere per forza il cocktail più complesso della carta. Al Super Lyan ci si può fermare anche solo per una birra, possibilità tutt’altro che secondaria in una città dove il bere miscelato non è sempre al centro delle abitudini locali. Il valore del progetto sta anche qui: nell’aver costruito un bar ambizioso, ma privo di quella seriosità che spesso finisce per mettere distanza tra il bancone e chi vi si siede davanti.

© Super Lyan.
Ho ritrovato la stessa impostazione parlando con il team durante il Meet the Bartenders organizzato in occasione di Europe’s 50 Best Bars. Il sorriso, la leggerezza e la capacità di non prendersi troppo sul serio non sono emersi come dettagli accessori, ma come parte del loro modo di intendere il servizio. La precisione resta, naturalmente, ma al servizio di un’esperienza che vuole prima di tutto essere piacevole, condivisa e spontanea. Si spiega quando serve, si presta molta attenzione al cliente e si lascia all’ospite la libertà di vivere la serata con il grado di attenzione che desidera.
Il resto lo fa lo spazio. Colori saturi, neon, richiami agli anni Cinquanta e un gusto da diner futuristico costruiscono un’identità visiva immediata, in netto contrasto con la casa olandese del XVII secolo che ospita il locale. Non una semplice scenografia, ma la traduzione visiva di quella stessa energia informale che attraversa la sala e arriva nel bicchiere.
Amsterdam come materia creativa per i cocktail
Il rapporto tra il Super Lyan e Amsterdam non nasce con il menu attuale. È il risultato di un percorso iniziato anni fa, quando il bar ha cominciato a guardare con sempre maggiore attenzione alla città, alla sua storia e al modo in cui viene vissuta da chi la abita.
Uno dei primi passaggi importanti è stato Below Sea Level, dedicato al rapporto dei Paesi Bassi con l’acqua. Sono seguiti menu che hanno esplorato la flora e la fauna urbana, le stagioni e le abitudini locali, fino ad arrivare a una lettura sempre più puntuale delle trasformazioni sociali e culturali della capitale.
Con After Rain Comes Sun, il team ha preso spunto dal proverbio olandese Na regen komt zonneschijn (letteralmente “dopo la pioggia arriva il sole”), per raccontare il susseguirsi delle stagioni ad Amsterdam non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma attraverso festival, musei, brown café, rituali collettivi e la capacità degli abitanti di trovare occasioni di socialità anche nei mesi più difficili.
Attraverso 750 Years of Amsterdam, il racconto si è spostato sulla storia della città. Otto cocktail traducevano nel bicchiere altrettanti momenti decisivi per Amsterdam: dalla costruzione della diga nel XIII secolo ai grandi incendi, fino ai cambiamenti culturali e alle prime rivoluzioni digitali. Un vero e proprio lavoro di ricerca pensato per trasformare episodi, simboli e contraddizioni della città in sapori, consistenze e tecniche.
Si è poi arrivati a Boroughs of Amsterdam di cui ti parlerò tra qualche riga.

© 50 Best.
Insomma, la città è diventata così un terreno da esplorare. Si parte da un episodio, da una tradizione o da un quartiere e si costruisce un cocktail capace di suscitare curiosità.
Parlando con il team, infatti, è emersa con forza la loro idea di bartender come storyteller: professionisti capaci di raccontare un luogo attraverso un cocktail, proprio come il cibo sa raccontare un territorio, ma con un linguaggio più immediato, informale e aperto alla conversazione.
Questa dimensione narrativa, però, non prende mai il sopravvento su ciò che arriva nel bicchiere. Le storie danno una direzione alla ricerca e aprono nuove chiavi di lettura sulla città, ma ogni cocktail resta pienamente godibile anche da solo. Chi vuole può approfondire, fare domande e seguire il filo del racconto. Chi preferisce semplicemente bere bene trova comunque un drink preciso, equilibrato e capace di lasciare il segno.
La proposta, comunque, non si limita ai cocktail dedicati ad Amsterdam. In carta trova spazio anche la selezione Lyan All Stars, che raccoglie alcuni dei drink più rappresentativi della famiglia Lyan. Durante la mia visita ho assaggiato il Lyan Negroni, preparato con Bombay Sapphire, Martini Bitter, vermouth, oliva e foglia di sedano. Il profilo resta fedele all’identità del classico, ma la componente vegetale e sapida aggiunge profondità e rende il sorso più complesso, senza comprometterne l’equilibrio. Per me è stato uno dei migliori Negroni bevuti finora.

Lyan Negroni.
Boroughs of Amsterdam: i quartieri raccontati nel bicchiere
Con Boroughs of Amsterdam, il Super Lyan ha ristretto ancora di più lo sguardo e ha scelto di raccontare la città attraverso i suoi otto distretti. Non una mappa turistica, ma un insieme di identità diverse, costruite da comunità, trasformazioni urbane, abitudini quotidiane e contrasti spesso invisibili a chi si ferma soltanto nel centro.
Ogni cocktail parte da un elemento preciso del quartiere a cui è dedicato e lo traduce in una combinazione di sapori, tecniche e riferimenti culturali.
Il Concrete Spritz, per esempio, guarda ad Amsterdam Noord e alla trasformazione degli ex cantieri navali in spazi creativi. Roku gin, vino di pomodoro mineralizzato, banana pickle e bollicine restituiscono un drink fresco, sapido e diretto, coerente con l’energia di una zona che ha saputo reinventarsi senza cancellare il proprio passato industriale.
Il Super Smash è invece dedicato a Zuid. Accanto all’immagine elegante del quartiere, il team sceglie un riferimento decisamente più popolare: FEBO, la celebre catena olandese di snack serviti attraverso distributori automatici. Il drink unisce Toki whisky, tè di nasturzio e ortica, agrumi, cetriolo e un “FEBO garum”, cioè una salsa fermentata dalla spiccata componente sapida e umami, qui reinterpretata per richiamare quel mondo gastronomico. Il risultato è un cocktail verde, fresco e pulito, disponibile anche in versione analcolica.
Con il Nieuwe-Tini, il racconto si sposta a Nieuw-West, uno dei distretti più compositi della capitale. Qui villaggi più antichi della stessa Amsterdam convivono con una popolazione proveniente da decine di Paesi diversi. Ketel One Vodka, sake d’orzo, vermouth e siero di latte danno vita a un drink più complesso e stratificato, pensato per riflettere questa sovrapposizione di storie e culture.
Il 020 Martinez, dedicato al Centrum, parte invece dal prefisso telefonico della città e recupera il genever come elemento centrale. Ketel 1 Genever, vermouth olandese, dulse affumicata e bitter all’arancia rileggono il quartiere più conosciuto di Amsterdam senza fermarsi alla sua immagine da cartolina.
La carta comprende anche la Tattie Colada, dedicata a Oud-West. L’idea per questo cocktail parte dalla convinzione che siano le comunità a modellare l’identità dei luoghi. Per raccontarla, il team ricorre al parallelo con i grandi stadi storici, diventati inseparabili dalle persone, dai rituali e dalle storie che li hanno animati. Da qui nasce il richiamo al milkshake da stadio: Bacardí Cuatro, Vida mezcal, patate olandesi fermentate, lime e root beer float compongono un drink cremoso, tropicale e giocoso.
Il Three Sisters Hi-Ball, dedicato a Westpoort, unisce Woodford bourbon, Jack Daniel’s Rye e una soda di fagiolo di Lima e zucca. Il nome richiama le “tre sorelle” dell’agricoltura (mais, fagioli e zucca) coltivate tradizionalmente insieme perché si sostengono a vicenda. Una relazione simbiotica che il team accosta a Westpoort, area portuale capace di reinventarsi e di far convivere attività produttive, cultura e vita notturna. Il drink ne restituisce il carattere con un profilo terroso, fresco e scorrevole.
Il risultato evita la logica della cartolina: al posto dei simboli più prevedibili, il team sceglie episodi, abitudini e trasformazioni capaci di restituire il carattere reale dei quartieri.
La parte più interessante, però, è ciò che dovrebbe accadere dopo il cocktail. Parlando con il team, mi ha colpito la volontà di non lasciare questi racconti confinati al bancone. Un drink può accendere la curiosità verso un quartiere mai visitato, suggerire una deviazione rispetto ai percorsi più abituali oppure offrire una nuova chiave di lettura di un luogo già conosciuto.
Il rapporto può funzionare anche al contrario: si torna al Super Lyan dopo aver attraversato Noord, Zuid o Nieuw-West e si riconosce nel bicchiere qualcosa dell’atmosfera, delle storie o delle contraddizioni incontrate per strada. La città alimenta il cocktail e il cocktail invita a rientrare nella città con uno sguardo più attento.
In una destinazione che da anni cerca di distribuire i visitatori oltre le aree più congestionate del centro, questa scelta assume anche un valore interessante dal punto di vista del viaggio. Boroughs of Amsterdam non pretende di risolvere il problema dell’overtourism, naturalmente, ma contribuisce a raccontare una capitale più ampia, plurale e meno prevedibile.
La posizione del Super Lyan, a pochi minuti dalla Stazione Centrale, rende tutto ancora più coerente. Per chi è appena arrivato, il menu può diventare un primo invito a spingersi oltre la zona centrale. Per chi conosce già Amsterdam, un’occasione per tornare a esplorarla attraverso quartieri e prospettive differenti.
Perché Super Lyan è un cocktail bar davvero amsterdammer
Definire il Super Lyan un cocktail bar amsterdammer non significa soltanto riconoscere il peso che la città ha nei suoi menu. A renderlo tale è soprattutto la capacità di tenere insieme identità diverse senza appiattirle: respiro internazionale e radicamento locale, ricerca e leggerezza, ambizione e informalità.
È un equilibrio che appartiene bene ad Amsterdam, città abituata da secoli a mescolare provenienze, linguaggi e influenze mantenendo una personalità precisa. Il Super Lyan intercetta questa attitudine senza cercare scorciatoie folkloristiche. Non ha bisogno di “sembrare olandese”: gli basta lavorare sulla città, ascoltarla e lasciare che entri nel progetto in modo progressivo.
Il Bar Manager John Papastylianos e l’Head Bartender Pierre Louafi ne sono due figure centrali. Il primo guida le operazioni quotidiane, sostiene il lavoro della squadra e contribuisce agli eventi e alle collaborazioni con la comunità creativa di Amsterdam. Il secondo cura la direzione creativa, dallo sviluppo dei menu al servizio e alla crescita del team. Il loro lavoro non si limita a tradurre la filosofia Lyan in un’altra città: contribuisce a ridefinirla alla luce di Amsterdam.

John e Pierre. © Super Lyan.
È anche per questo che l’espressione neighbourhood cocktail bar risulta credibile. Non perché il Super Lyan sia frequentato soltanto da abitanti del quartiere, ma perché conserva la naturalezza dei locali in cui si può tornare, entrare senza preparazione e ordinare ciò che si ha davvero voglia di bere. In una zona attraversata ogni giorno da residenti, ospiti dell’hotel e viaggiatori, ha saputo costruire appartenenza senza chiudersi in una dimensione esclusivamente locale. È internazionale, ma non sradicato. Aperto al passaggio, ma capace di lasciare il segno nella vita della città.
Il riconoscimento di Europe’s 50 Best Bars 2026 ha dato visibilità a un percorso già maturo. Il numero 42 della classifica e il titolo di miglior bar dei Paesi Bassi hanno premiato una squadra stabile, un’identità ormai definita e una presenza costruita nel tempo all’interno della scena cittadina.
Il Super Lyan è davvero amsterdammer perché non usa Amsterdam come repertorio di simboli, ma come interlocutrice. La osserva, la interpreta e continua a cambiare insieme a lei, restando aperto tanto a chi la abita quanto a chi è appena arrivato.
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Super Lyan Amsterdam: informazioni utili
Indirizzo, orari, prezzi e modalità di accesso per organizzare una serata al Super Lyan.
📍 Dove si trova il Super Lyan?
Il Super Lyan si trova all’interno del Kimpton De Witt Amsterdam, in una casa olandese del XVII secolo a pochi minuti a piedi dalla Stazione Centrale.
Indirizzo: Nieuwezijds Voorburgwal 3, 1012 RC Amsterdam.
🕰️ Orari di apertura
Attualmente, il bar è aperto dal mercoledì alla domenica dalle 17:00 alle 24:00.
🍸 È necessario prenotare?
Per i piccoli gruppi non è necessario prenotare: l’accesso è walk-in. Per gruppi di più di 8 persone è invece richiesta la prenotazione anticipata. Il locale dispone anche di spazi dedicati agli eventi e può accogliere gruppi più numerosi su richiesta.
💶 Quanto costa bere e mangiare al Super Lyan?
I cocktail del menu Boroughs of Amsterdam costano 16 euro, mentre i drink della selezione Lyan All Stars costano 17 euro. Le versioni analcoliche sono proposte a 11 euro.
Birre e vini al calice partono indicativamente da 5 euro, mentre snack e piatti da condividere vanno da 5 a 19 euro. Tra le 17:00 e le 18:00 è inoltre attiva la Super Hour, con una selezione di cocktail, vini e piccoli piatti a 6 euro.
Orari, prezzi e modalità di accesso possono cambiare. Prima di andare ti consiglio quindi di verificare sempre le informazioni aggiornate sul sito ufficiale.
🛏️ Vuoi soggiornare al Kimpton De Witt Amsterdam?
Se vuoi dormire a pochi passi dalla Stazione Centrale e avere il Super Lyan direttamente all’interno dell’hotel, puoi valutare un soggiorno al Kimpton De Witt Amsterdam. → Controlla disponibilità e prezzi del Kimpton De Witt Amsterdam.
Il Super Lyan dimostra che un cocktail bar può raggiungere una dimensione internazionale senza perdere il rapporto con la città che lo ospita. È proprio questo equilibrio, insieme alla capacità di trasformare Amsterdam in ricerca, racconto e piacere del bere, a renderlo un indirizzo da inserire nel prossimo viaggio. Se invece stai organizzando un viaggio in città, ricordati che nella sezione dedicata alla capitale dei Paesi Bassi trovi tanti altri consigli, indicazioni e itinerari per organizzare il soggiorno.
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