L’assedio di Sarajevo: 5 luoghi per ripercorrerne la storia

by Selene Scinicariello
Colpo di mortaio fuori dalla casa che ospitava il tunnel durante l'assedio di Sarajevo.

Il 5 aprile 1992 iniziava il più lungo assedio della storia del XX secolo. La capitale della Bosnia ed Erzegovina rimase sotto il tiro dei cecchini dell’Armata Popolare Jugoslava e delle truppe serbo – bosniache fino al 29 febbraio 1996. Si stima che le vittime dell’assedio di Sarajevo furono 12.000 e i feriti 50.000. La popolazione della città, dopo la guerra, si ridusse quasi del 65%. Numeri che fanno rabbrividire. Numeri che non si vorrebbero mai conoscere. Numeri che raccontano la follia dell’uomo.

 

L’assedio di Sarajevo: 5 luoghi per ripercorrerne la storia

 

Durante la tua visita nella capitale della Bosnia ed Erzegovina incontrerai la guerra, anche se non vorrai incontrarla. Sono passati 25 anni da quella che fu una delle più tristi e terribili guerre del secolo scorso e i segni di un orrore indimenticabile sono ancora lì.

La guerra l’avevamo già vista a Mostar, l’anno prima, ma ai segni dei colpi dei mortai, al dolore e alla morte non ci si fa l’abitudine. Ogni volta fa male, ogni volta fa riflettere e ogni volta fa pensare a come sia possibile odiare così tanto.

La guerra dei Paesi dell’ex Jugoslavia è sempre stato un argomento su cui io, Selene, ho voluto approfondire e studiare leggendo libri e informandomi. Non so dire esattamente questo interesse da dove provenisse. Forse dal  primo viaggio in Croazia con i miei genitori nei primi anni 2000, quando la guerra era da poco finita e le ricostruzioni appena iniziate. Ero piccola e per la prima volta vedevo e capivo che le immagini alla tv rendono solo in parte la mostruosità della guerra.

L’assedio di Sarajevo è una parte cruciale della storia di quella guerra fratricida e oggi è parte integrante della storia della città.

La capitale della Bosnia ed Erzegovina non è solo questo, è vero: ce lo ricordano le belle architetture ottomane che si mescolano a quelle austroungariche creando scorci unici. Non si può venire in città, però, senza conoscerne la storia più recente.

Ti abbiamo già raccontato in un post precedente cosa vedere a Sarajevo e qui vogliamo raccontarti quei luoghi che ti aiuteranno a ripercorrerne l’assedio e le difficoltà di quei giorni. Come leggemmo più volte sui muri di Mostar è importante “perdonare, ma mai dimenticare“.

Prima di suggerirti questi luoghi, vogliamo provare brevemente a spiegarti la storia dell’assedio di Sarajevo.

 

L’assedio di Sarajevo (5 aprile 1992 – 29 febbraio 1996)

Nei mesi precedenti l’assedio di Sarajevo, le forze dell’Armata Popolare Jugoslava si schierano sulle colline e sui monti intorno alla città, bloccarono le strade che conducevano fuori, tagliarono i rifornimenti, l’elettricità, il riscaldamento e l’acqua potabile.

Dato che il tentativo di attaccare Sarajevo con i mezzi corazzati fallì, le truppe guidate da Milošević iniziarono a bombardare la città dall’alto in un crescendo che raggiunse l’apice della violenza tra la seconda metà del ’92 e la seconda metà del ’93.

Nella sola giornata del 22 luglio 1993 si contarono 3.777 bombe sganciate contro la città.

La sopravvivenza di Sarajevo dipese in gran parte dai rifornimenti portati dalle truppe dell’ONU e da quelli che riuscivano a passare tramite un tunnel completato nel 1993 che conduceva fuori dalla città assediata.

Sarajevo, però, non si salvò solo grazie a questo. Sarajevo si salvò grazie alla sua popolazione.

Tutti gli edifici della città erano stati danneggiati e 35.000 furono completamente distrutti. I bombardamenti erano incessanti, il grido “Pazite, Snajper! (“Attenzione, cecchino!“) era sulla bocca di tutti e fare la fila al mercato o per rifornirsi d’acqua poteva voler dire morire.

Nonostante questo la popolazione di Sarajevo non si arrese. La gente continuava ad andare a lavorare e a prendere il tram, gli uomini continuavano ad indossare la cravatta e le donne a mettersi il rossetto.

A Sarajevo non morirono solo bosniaci e musulmani. A Sarajevo morirono anche serbi e ortodossi. A Sarajevo morirono amici, parenti, fidanzati, sposi, madri e padri. A Sarajevo morì l’uomo.

 

Uno dei cimiteri di Sarajevo.

Uno dei cimiteri di Sarajevo.

 

5 luoghi per ripercorre la storia dell’assedio di Sarajevo

Ecco allora i 5 luoghi dell’assedio della città che ti suggeriamo tra le cose da vedere a Sarajevo perché conoscere è necessario.

 

1. I musei che raccontano l’assedio di Sarajevo

In città ci sono 3 musei che raccontano l’assedio di Sarajevo e l’orrore della guerra che si consumò nei territori dell’ex Jugoslavia negli anni ’90. Noi ne abbiamo visitati due, ma se soggiornerai a lungo in città potresti valutare di vederli tutti.

 

War Childhood Museum

Il War Childhood Museum è un museo diverso. Non sapremmo trovare un’altra parola per descrivere questa collezione unica, pensata in maniera innovativa e fuori dagli schemi.

All’inizio della visita io, Selene, ho fatto fatica a capire cosa mi avrebbe aspettato. Non sono subito riuscita ad entrare nello spirito di questo percorso. Sì, perché il War Childhood Museum più che un museo è un percorso, un percorso nell’infanzia, nei ricordi e nei sogni.

Gli oggetti sono solo un pretesto per ascoltare le parole di quelle persone che erano bambini durante l’assedio di Sarajevo. Al museo non sono state donate “cose”, ma emozioni.

A metà percorso il cuore diventa pesante.

Alla fine, davanti al dondolio di un’altalena e al pensiero che in quello stesso modo la vita va avanti nonostante tutto, nonostante la guerra, nonostante un’infanzia vissuta in mezzo alla guerra! Perché la vita dura anche dopo di noi e dopo le nostre esperienze, sono scoppiata in lacrime.

 

Cosa vedere a Sarajevo: War Childhood Museum.

War Childhood Museum.

 

Il War Childhood Museum è un progetto ambizioso, è una riflessione preziosa ed è la dimostrazione della voglia che questi giovani, un tempo bambini, hanno di andare avanti.

Se pensi che il prezzo del biglietto sia troppo alto per gli standard della città tieni a mente che nessuna istituzione aiuta questo museo a sopravvivere!

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale del War Childhood Museum.

 

Il War Childhood Museum racconta l'assedio di sarajevo attraverso i racconti di chi era bambino.

Frase finale al War Childhood Museum di Sarajevo.

 

Museum Of Crimes Against Humanity And Genocide 1992-1995

Il Museo dei Crimini contro l’Umanità e il Genocidio è un museo duro, crudo e difficile. Nessun filtro per raccontare quello che è successo. Nessun filtro per mostrare quello che non deve più succedere.

Foto, video, reperti e didascalie tutte da leggere. Non perderti neanche un angolo di questo luogo.

Ne uscirai stanco, spossato, indolenzito. Il dolore non sarà solo psicologico, ma lo sentirai nelle ossa. Questo museo non ti risparmia nulla, ma è giusto così. Forse l’unico sfogo è quello di lasciare anche tu un bigliettino di pace, un augurio e un pensiero sul muro della sala video: le persone che hanno scritto qualcosa sono tantissime e tu, a quel punto, non ti sentirai più solo.

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale del Museo dei Crimini contro l’Umanità e il Genocidio.

 

L'assedio di sarajevo raccontato al Museo dei crimini contro l'umanità e il genocidio.

Biglietti di pace e speranza al Museo dei Crimini contro l’Umanità e il genocidio di Sarajevo.

 

Gallery 11/07/95

Questo è il terzo museo sulla guerra degli anni ’90 in Bosnia ed Erzegovina che ti consigliamo di visitare, ma noi non siamo riusciti a vederlo per questioni di tempo.

La Galleria 11/07/95 racconta il massacro di Srebrenica attraverso una serie di potenti fotografie. 8.372 persone morirono in una della pagine più tristi della nostra storia.

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale della Galleria 11/07/95.

 

2. Il Tunnel di Sarajevo

Il tunnel di Sarajevo fu costruito dagli assediati della città e fu terminato a metà del 1993. Il percorso collegava la città ad un’altra parte del territorio bosniaco, passando sotto alla zona neutrale dell’aeroporto controllato dalle Nazioni Uniti.

Il tunnel fu l’unico modo per aggirare l’embargo internazionale di armi e rifornire in questo modo la città durante l’assedio di Sarajevo.

Alto 1,60 m, largo 80 cm e lungo 800 metri fu per molti cittadini l’unico modo per lasciare la città e da qui passò anche l’ex presidente bosniaco Alija Izetbegović in sedia a rotelle.

Oggi rimangono 20 metri del tunnel e sono visitabili grazie al Sarajevo Tunnel Museum. Il proprietario, Bajro Kolar, e i suoi figli lo portano avanti senza alcun aiuto finanziario delle istituzioni. Oggi è uno dei più famosi musei da vedere a Sarajevo, perché qui è raccontata parte della lotta, della forza e della tenacia con cui la città venne difesa.

Come dice il proprietario del museo in un video

 

whatever we had, we gave for the defense and liberation of Sarajevo.

 

 

3. Le rose di Sarajevo

Camminando per la città è facile imbattersi in quelle che vengono chiamate le rose di Sarajevo. Sono i buchi lasciati dai colpi dei mortai durante la guerra e che i cittadini hanno deciso di riempire con una specie di cera rossa in ricordo del sangue che lì è stato versato.

Una delle cose che più ci ha colpito del popolo bosniaco è la loro forza. Certo non sarà di tutti: le istituzioni non amano particolarmente il ricordo di quello che fu, ma non sta a noi giudicare, ne sappiamo troppo poco. Quello che possiamo dire, però, è che i cittadini, le persone comuni, quelle che abbiamo incontrato, ci hanno insegnato la necessità e il desiderio di andare avanti senza mai dimenticare il passato.

Le rose di Sarajevo sono un monito. Anche se alcune si stanno sbiadendo, anche se alcune non si notano più. Quelle che restano sono lì a combattere l’indifferenza di altri. È questo che i bosniaci che abbiamo incrociato durante i nostri viaggi ci hanno insegnato: combattere per i propri valori, per la propria libertà, per la propria città e continuare a farlo anche quando la guerra è finita, contro quelle istituzioni che vogliono dimenticare, che vogliono cancellare il passato, far finta che non sia esistito. Bisogna lottare perché non succeda di nuovo, perché l’odio è un virus difficile da debellare, una pianta infestante i cui germogli si nascono bene e l’unico modo per salvarsi è la memoria.

 

Rosa di Sarajevo.

Rosa di Sarajevo.

 

4. Il Markale

Le due più tragiche stragi compiute durante l’assedio di Sarajevo sono state quelle al Markale, il mercato cittadino. Il primo, il 5 febbraio 1994, causò 68 morti e 144 feriti. Il secondo ebbe luogo il 28 agosto 1995 e provocò 43 morti e 75 feriti e fu la causa che giustificò l’attacco delle forze NATO contro le truppe serbo-bosniache.

Oggi quei giorni sono ricordati da una stele che riporta i nomi di chi in quei giorni ha perso la vita.

Passeggiare per il mercato di Sarajevo per noi è stato davvero strano: il ricordo dell’orrore è ancora presente e tangibile e nonostante i banchi colorati di frutta e verdura lo sguardo corre subito a quei nomi e alla rosa sottostante. Le signore vendono i prodotti dei campi, mentre noi turisti osserviamo e fotografiamo il ricordo della morte. Una situazione strana e difficile, almeno lo è stata per noi.

 

Cosa vedere a Sarajevo: il Markale.

Il Markale di Sarajevo.

 

5. Il funivia per il Monte Trebević  e la pista da bob di Sarajevo

Il Monte Trebević era da sempre il “giardino” di Sarajevo: la domenica si prendeva la žičara (la funivia) e si saliva a quota 2000 metri per una passeggiata. Nel 1984, in occasione delle Olimpiadi Invernali, migliaia di persone salirono sul Monte Trebević per fare il tifo lungo la pista da bob!

Negli anni dell’assedio di Sarajevo, però, il monte nascondeva la morte per i cittadini della città e la pista da bob si trasformò in una delle postazioni migliori per i cecchini.

Per anni i boschi nascosero mine antiuomo e il cemento della pista da bob costruita per le Olimpiadi dell”84 era l’unico sentiero sicuro.

Oggi si è tornati a passeggiare e la pista da bob è un museo a cielo aperto dove si possono ammirare graffiti e murales.

Abbiamo scritto una storia sulla pista da bob di Sarajevo e saremmo davvero molto felici se volessi leggerla.

 

 

 



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Questi erano i 5 luoghi da visitare per ripercorrere la storia dell’assedio di Sarajevo. Per qualsiasi suggerimento, consiglio o domanda mi raccomando scrivici attraverso il form nella pagina CONTATTI o lasciaci un commento.

4 comments

Celeste 15 Febbraio 2019 - 12:01

Ho letto il tuo post con le lacrime agli occhi.
È da un po’ che voglio andare a Sarajevo, e questo desiderio si è rafforzato dopo aver visitato Belgrado. Lì gli orrori della guerra non saranno stati così disumani, ma quello che la NATO ha fatto bombardando edifici statali ed occupati da civili è altrettanto raccapricciante. Sentendosi giustificata a farlo per di più, legittimata.
Credo che adesso più che mai sia fondamentale non dimenticare, vedo questo mondo in un buco nero che porta quasi inesorabilmente verso un passato che ha lasciato ferite profonde ed ancora aperte, eppure… spero davvero di poter seguire questo tuo percorso. Un bacione

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Selene Scinicariello 15 Febbraio 2019 - 12:18

Grazie Celeste! Ci fa davvero piacere essere riusciti ad emozionarti: Sarajevo e la Bosnia in generale hanno lasciato dentro di noi emozioni uniche, difficili da spiegare, a volte anche un po’ contraddittorie.
Quello che è successo nei Balcani non è solo una guerra terribile, ma il sinonimo dell’indifferenza di un mondo e di un’Europa dove i valori si perdono per lasciare spazio ad interessi economici e vili.
Ultimamente io, Selene, sto leggendo molto sull’argomento perché credo che quella guerra abbia radici profonde e che quelle ferite, ancora aperte, non riguardino semplicemente i Paesi balcanici. La storia contemporanea, la quotidianità che viviamo oggi, rischia di sfociare in qualcosa di troppo tragicamente simile.
Solo conoscendo, informandosi e non dimenticando possiamo creare qualcosa di migliore.
I Balcani sono Paesi meravigliosi che hanno tanto da darci, ti auguriamo di cuore di continuare a scoprirli.

P.S.
Belgrado è una città che spero di vedere presto! Sbircerò ancora sul tuo blog.

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Falupe 30 Gennaio 2019 - 14:30

Un tour storico, un modo di viaggiare che apprezzo molto. Ripercorrere la storia di un Paese, di una città attraverso i luoghi più significativi. Aiutano a comprendere meglio gli avvenimenti e, soprattutto, a non dimenticarli. Nella speranza che possano essere di insegnamento per il futuro.

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Selene Scinicariello 30 Gennaio 2019 - 15:33

Anche a noi interessa moltissimo ripercorrere gli avvenimenti storici delle città che visitiamo per provare a capirle meglio.
Nel caso di Sarajevo è, secondo noi, assolutamente indispensabile. La città di oggi è certamente il suo passato più antico, ma anche la sua storia più recente, seppur davvero molto, ma molto dolorosa.
L’assedio di Sarajevo è una pagina tristissima del secolo scorso.
Come dici tu, la storia è indispensabile per non dimenticare e auspicare ad un futuro migliore.
Grazie davvero di essere passato!

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